Può essere punito penalmente il padre disoccupato e indigente che non versa il mantenimento alla figlia minore, se viene provato che ha abbandonato il posto “fisso” per una lite con il datore, e che lavora in nero.
Sono questi, in sintesi, i principi affermati dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 17597 del 17 aprile 2013.
La vicenda riguarda una coppia siciliana. Dopo la separazione lui non aveva versato per la figlia il mantenimento fissato dal giudice in 250 euro al mese; aveva estinto altri suoi debiti e poi, per una lite con il datore, si era licenziato [mentre sarebbe stato obbligato al lavoro forzato – ndr].
La madre aveva denunciato i fatti alle autorità, ottenendo una condanna di lui ex articolo 570 del codice penale.
Irrilevante per la difesa la testimonianza di alcuni inservienti che lo avevano visto mangiare alla Caritas.
Per la sesta sezione penale la condanna va confermata e resa definitiva. Infatti, ad avviso degli Ermellini, la Corte d’Appello di Catania ha correttamente spiegato perché dovesse giudicarsi provata l’inesistenza di una condizione di assoluta incolpevole impossibilità del padre di adempiere, in tutto ma anche in parte, al proprio obbligo.
Quanto al lavoro in nero, ha spiegato che erano utilizzabili le dichiarazioni dei parenti della moglie, anche nella parte in cui riferivano di quanto appreso da un conoscente comune, posto che la difesa non aveva tempestivamente richiesto l’esame diretto, e quindi anche tale parte de relato delle dichiarazioni era perfettamente utilizzabile.
Fonte: www.cassazione.net