La madre affidataria del minore, che viola il diritto di visita del padre, ne risponde penalmente se non riesce a dimostrare, mediante testimoni, che l’incontro è saltato a causa di un categorico rifiuto del bambino.
È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 17594 del 17 aprile 2013.
La sesta sezione penale ha quindi confermato il verdetto di colpevolezza a carico di una madre che si era rifiutata di consegnare il figlio all’ex, nei giorni stabiliti dal giudice.
La donna aveva sostenuto che il bambino si era rifiutato categoricamente di vedere il padre e aveva avuto una crisi isterica. Una tesi, questa, che è stata respinta dai giudici di merito e di legittimità. Infatti, senza testimoni, il rifiuto del bambino non può essere dimostrato.
Nel caso di specie, la Corte d’appello, richiamando anche, per relationem, la motivazione della sentenza del Tribunale, ha evidenziato come dalle dichiarazioni rese dai testi sia emersa la mancata consegna del minore al padre, in violazione del diritto di quest’ultimo di vedere il figlio, nel giorno stabilito.
D’altronde, quanto assume la difesa in merito ad una resistenza del bambino, che avrebbe indotto la madre a non affidarlo al padre, non trova alcun riscontro in atti, né nelle deposizioni testimoniali.
Fonte: www.cassazione.net

…Si noti che, anche in questo caso, come negli altri già analizzati, non viene neppure ventilata l’opportunità – non diciamo di un’inversione dell’affido (che pure sarebbe sacrosanta, essendosi l’affidataria esclusiva rivelata inidonea a preservare il diritto del minore al rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore) – ma neppure ad una conversione dell’esclusivo in condiviso.