http://www.larena.it/stories/Cronaca/143884__sottrazione_di_minore_condannata_la_mamma/
Gli ha portato via la figlia di soli 10 anni il 20 agosto del 2008, costringendola con la forza a trasferirsi in Polonia. Da quel giorno, la piccola non è più tornata a Verona. Dall’Italia, però, questa volta arriveranno brutte notizie per la madre: ieri è stata condannata a due anni di carcere e a 75mila euro di risarcimento nei confronti dell’ex marito, un veronese di 42 anni. L’accusa parla di sottrazione di minore: la polacca di 35 anni ha trattenuto con sè la figlia da quasi due anni nonostante ci sia un provvedimento del giudice di Verona che affida provvisoriamente la bimba al padre. Il giudice Paola Vacca non ha concesso la sospensione della pena e se la donna non farà appello, la condanna diventerà esecutiva. Il risarcimento è stato riconosciuto al veronese per le spese dei viaggi sostenuti in Polonia in questi mesi oltre che per le sofferenze morali patite dal giorno della partenza della bimba.
Durante l’udienza di ieri, c’è stata la lunga deposizione del padre che ha parlato delle traversie vissute con l’ex moglie dalla quale si è separato nel giugno del 2008 dopo la celebrazione delle nozze nel 1995. Una testimonianza interrotta un paio di volte per la commozione del padre che non riusciva più a raccontare questi ultimi, difficili anni senza poter vedere la sua piccola. A partire dal momento più difficile vissuto da quella famiglia già spezzata verificatosi il 20 agosto 2008.
Quel giorno, la donna avrebbe caricato la figlia a forza sul furgone passeggeri che fa la spola tra l’Italia e la Polonia. La bimba avrebbe subito telefonato al cellulare, fornitole dal padre perchè preoccupato dell’atteggiamento della madre in quel periodo, chiedendogli tra le lacrime che le evitasse la sua partenza.
Quella chiamata, però, s’interruppe subito per l’intervento forse della stessa madre e il viaggio proseguì senza fuori programma fino in Polonia. Da quel momento, le comunicazioni tra padre e figlia sono state sempre molto difficili fino a quando il veronese non ha regalato un nuovo cellulare alla piccola che, questa volta, l’ha potuto usare senza interferenze della madre. Nell’aprile 2009, il marito si è recato in Polonia ma anche in quell’occasione trovò l’atteggiamento di chiusura della donna che non gli diede il permesso di vedere la figlia. Il veronese non si arrese e si rivolse alla polizia. Gli agenti svolsero così la funzione di mediatori e riuscirono a far vedere la piccola al padre.
Nel frattempo, la battaglia del padre continuava a Verona davanti al giudice Giuseppe Iannetti per ottenere l’affidamento della figlia. L’istanza è stata accolta dal tribunale ma mai eseguita anche se poi si è rivelata fondamentale per la sentenza di condanna di ieri della polacca. Nella motivazione della sentenza, il giudice ha sottolineato che nella condotta della donna è mai emerso alcun tipo di ravvedimento.
Gli ha portato via la figlia di soli 10 anni il 20 agosto del 2008, costringendola con la forza a trasferirsi in Polonia. Da quel giorno, la piccola non è più tornata a Verona. Dall’Italia, però, questa volta arriveranno brutte notizie per la madre: ieri è stata condannata a due anni di carcere e a 75mila euro di risarcimento nei confronti dell’ex marito, un veronese di 42 anni. L’accusa parla di sottrazione di minore: la polacca di 35 anni ha trattenuto con sè la figlia da quasi due anni nonostante ci sia un provvedimento del giudice di Verona che affida provvisoriamente la bimba al padre. Il giudice Paola Vacca non ha concesso la sospensione della pena e se la donna non farà appello, la condanna diventerà esecutiva. Il risarcimento è stato riconosciuto al veronese per le spese dei viaggi sostenuti in Polonia in questi mesi oltre che per le sofferenze morali patite dal giorno della partenza della bimba.
Durante l’udienza di ieri, c’è stata la lunga deposizione del padre che ha parlato delle traversie vissute con l’ex moglie dalla quale si è separato nel giugno del 2008 dopo la celebrazione delle nozze nel 1995. Una testimonianza interrotta un paio di volte per la commozione del padre che non riusciva più a raccontare questi ultimi, difficili anni senza poter vedere la sua piccola. A partire dal momento più difficile vissuto da quella famiglia già spezzata verificatosi il 20 agosto 2008.
Quel giorno, la donna avrebbe caricato la figlia a forza sul furgone passeggeri che fa la spola tra l’Italia e la Polonia. La bimba avrebbe subito telefonato al cellulare, fornitole dal padre perchè preoccupato dell’atteggiamento della madre in quel periodo, chiedendogli tra le lacrime che le evitasse la sua partenza.
Quella chiamata, però, s’interruppe subito per l’intervento forse della stessa madre e il viaggio proseguì senza fuori programma fino in Polonia. Da quel momento, le comunicazioni tra padre e figlia sono state sempre molto difficili fino a quando il veronese non ha regalato un nuovo cellulare alla piccola che, questa volta, l’ha potuto usare senza interferenze della madre. Nell’aprile 2009, il marito si è recato in Polonia ma anche in quell’occasione trovò l’atteggiamento di chiusura della donna che non gli diede il permesso di vedere la figlia. Il veronese non si arrese e si rivolse alla polizia. Gli agenti svolsero così la funzione di mediatori e riuscirono a far vedere la piccola al padre.
Nel frattempo, la battaglia del padre continuava a Verona davanti al giudice Giuseppe Iannetti per ottenere l’affidamento della figlia. L’istanza è stata accolta dal tribunale ma mai eseguita anche se poi si è rivelata fondamentale per la sentenza di condanna di ieri della polacca. Nella motivazione della sentenza, il giudice ha sottolineato che nella condotta della donna è mai emerso alcun tipo di ravvedimento.

I giudici hanno compiuto reato di svolgere il processo in assenza della donna, negandole la possibilità di difesa. Avevano la competenza territoriale?
Non si sa se il t.m. aveva emesso decreti regolarmente o compiendo reati.
Hanno nuovamente svergognato l'Italia al livello internazionale.
Al posto di aiutare bambibi si fanno show vergognosi.
Se la bimba ha la cittadinanza polacca, il comportamento dei giudici è ancor più vergognoso…
Ogni volta quando non c'è affidamento condiviso, giudici compiono reati.
Caro Anonimo prima di dire stupidaggini informati.
A-la bambina ha la doppia cittadinanza.La sottrazione di minore dal 2008 è un reato penale.
B-Il padre ha l'affidamento esclusivo da dicembre 2008,per motivi precisi non divulgabili.
C-Questo non lo puoi sapere ma te lo dico io,la madre nonostante sia stata convocata dal giudice più volte se ne è infischiata allegramente.Sappi che comunque era assistita dall'avvocato d'ufficio .Prima di giudicare cose che non si conoscono è meglio informarsi,altrimenti è meglio stare zitti.Credo che l'unico a vergognarsi dovresti essere tu