Causa con 100.000 franchi prestati dallo Stato. Riportiamo un articolo di Francesco Somaini, proveniente dell’ Associazione svizzera del Movimento Papageno, realtà di respiro ticinese costituitasi due anni fa con lo scopo di operare “per la tutela dei figli, contro il monoparentalismo e a favore della bigenitorialità”
In sette anni di procedura, due coniugi residenti nel distretto hanno accumulato una somma esorbitante in spese legali e giudiziarie anticipate dall’ente pubblico nonostante possiedano un’abitazione unifamiliare
Accumulare oltre 100.000 franchi di debiti nei confronti dello Stato, invischiati nelle pieghe del «sistema», pare assai difficile che possano mai rifonderli e, di fatto, stanno finendo letteralmente sul lastrico; col risultato ultimo di pregiudicare il futuro professionale dei loro figli. La vicenda giudiziaria legata all’annosa procedura di divorzio di una coppia del distretto davanti alla Pretura di Mendrisio Sud è, verosimilmente, la punta di un iceberg di dimensioni cantonali rispetto al quale lancia un allarme il Movimento Papageno (www.miopapageno.ch), associazione di respiro ticinese costituitasi due anni fa con lo scopo di operare «per la tutela dei figli, contro il monoparentalismo e per la bigenitorialità». Il gruppo, a cui fanno riferimento circa 150 persone, raccoglie documenti, statistiche e testimonianze di genitori coinvolti in processi di separazione al fine di potere offrire consulenza e contribuire a cambiare «il sistema».
Vicenda iniziata nel 2002
Il caso evidenziato da Papageno è quello di un abitante del Basso Mendrisiotto impaludato in una causa di divorzio dalla moglie dalla fine del 2002. Da allora l’uomo tira avanti col minimo vitale (1.100 franchi al mese, più cassa malati, spese mediche e affitto dell’appartamento in cui risiede) dato che metà del suo stipendio va alla coniuge per il mantenimento di quest’ultima e per quello dei figli che vivono con lei nella casa unifamiliare acquistata dalla coppia durante il matrimonio. La procedura giudiziaria si protrae da 7 anni, vuoi per lungaggini (il marito ha segnalato la cosa al Consiglio della Magistratura), vuoi per l’impossibilità di raggiungere un accordo sul mantenimento della moglie, oggi quarantatreenne, che chiede per sé alimenti a vita dal giorno della separazione. In questo modo, i due coniugi hanno accumulato, come detto, oltre 100.000 franchi di spese legate alla causa (tra avvocati ed esami peritali) che sono state poste al beneficio del gratuito patrocinio – quindi anticipate dallo Stato – dato che, singolarmente, nessuno dei due è in grado di farvi fronte.
Vistosi confrontato con un importo tanto elevato, il marito ha inoltrato al pretore un’istanza con cui chiede di potere vendere l’abitazione, del valore peritale di oltre 600.000 franchi, e di utilizzare il ricavato per estinguere il mutuo bancario e per rifondere i debiti con lo Stato; ha pure suggerito di vincolare le poche decine di migliaia di franchi rimanenti affinché vengano usate per finanziare gli studi dei figli. Non essendoci l’accordo della moglie, tuttavia, questo tentativo di sanare i debiti non è finora andato a buon fine. La situazione è precipitata nelle ultime settimane, quando al marito – il quale non è più in grado di pagare i debiti contratti, a causa del reddito ipotetico attribuitogli che ha fatto lievitare le poste «alimenti» – è stata pignorata la sua metà della casa.
«Il sistema fomenta la lite»
Per Papageno, questo caso è esemplare degli effetti perversi che l’applicazione delle norme elvetiche sulle procedure di divorzio può avere. Secondo Adriano Heitmann, portavoce dell’associazione, «l’applicazione del diritto di famiglia svizzero, di fatto, fomenta e finanzia il litigio tra i coniugi che si stanno separando, a beneficio di istituzioni e personale legale e a spese, soprattutto, dei bambini. Il caso dei coniugi del Mendrisiotto che si sono ritrovati così pesantemente indebitati nei confronti dello Stato in ragione del gratuito patrocinio è esemplare di questo stato di cose che, in Ticino, investe migliaia di persone anche se, c’è da augurarsi, non confrontate con importi di simili dimensioni. Basti considerare che ogni anno nel nostro cantone divorziano 800 coppie».
Una situazione che in realtà, secondo Heitmann, è evitabile. Il portavoce di Papageno cita «l’esempio di un altro caso con cui ci siamo confrontati: quello di una coppia del Sopraceneri originaria del Benelux che aveva predisposto il divorzio ideale, consenziente, con la custodia congiunta del figlio e via discorrendo. La procedura si è trascinata per un anno tramite divorzisti senza che il pretore ritenesse di potere ratificare l’accordo stipulato tra i due coniugi. Questi ultimi, per poterne venire fuori, si sono recati nel loro Paese d’origine, il Belgio, dove hanno ottenuto la sentenza di divorzio, con accordo vidimato, nel giro di poche settimane al costo di una cinquantina di euro».

