di Roberto Castelli Al convegno del 27 Aprile, promosso dalla regione Emilia Romagna dal titolo: -Dalla parte dei minori, per una piena applicazione della legge sull’affido condiviso,- l’intervento di una ricercatrice universitaria leggendo il risultato della lettura di dati relativi a questionari compilati fra le coppie di genitori separati con figli, ne emergeva che il primo dato con carattere d’impedimento è rappresentato dalla grande resistenza da parte delle madri nel “lasciare” i figli all’altro coniuge.
Una frase che “usiva” in mezzo a tante altre considerazioni, ma a mio avviso (ndr) azzeccata. Semplicemente la causa prima di tantissime battaglia fra coniugi che si separano è rappresentata da null’altro che un sentimento: il senso di “Possesso” materno, l’impossibilità di pensare che il padre possa essera all’altezza di accudire un bambino. In sitensi, una frase: – è mio perchè l’ho fatto io – dipingerebbe bene la situazione chiudendo il cerchio.
Pur inquadrandolo, il sentimento dell’egoismo materno non lo si può lucidamente condividere, introduce e soprattutto giustifica il concetto di rapporti squilibrati ed esclusivi. E senza fare una nota polemica ma indicando fatti consolidati, pare invece che l’egoismo materno rappresenti una giustificazione conscia o inconscia, per un enorme rappresentanza di operatori del sociale e della magistratura e lo si evince dalla semplice lettura dalle sentenze ed ancor più maggiormente dal trattamento assai diverso, a secondo del sesso di appartenenza, che ricevono i coniugi che si rivolgono ai servizi sociali o che arrivano ai tribunali. Per fortuna allo stesso tempo ci pare doveroso evidenziare che l’insano egoismo non vale “per tutte le mamme”, poichè vi è una classe emergente che offre segnali opposti, sono le donne appartenenti alle nuove generazioni, di cultura media e alta, spesso figlie a loro volta di coppie separate o semplicemente persone, che nella separazione dal coniuge o dal loro compagno, riconoscono ai loro figli un legittimo diritto nel mantenere una frequentazione più che naturale col padre con tempi equi o consoni alle loro abitudini e possibilità, ponendo davanti a tutto l’interesse psico-educativo dei figli. Queste donne, assumendosi le proprie responsabilità condividono innanzitutto il fatto che una coppia possa separarsi e pur vivendo la separazione come un momento di fallimento personale e di coppia, preferiscono non trasferire affatto sui figli i risvolti negativi della separazione. Una visione di piena responsabilità che non si adagia sul di un logoro costume, donne con un integrità ed una morale sane ed equilibrate, fra le quali vi sono anche madri che lavorano; hanno spesso una vita professionale soddisfacente e non intendono vivere una dimensione da casalinghe forzate, consapevoli di far parte integrante di una società che richiede 2 genitori che lavorino per ogni famiglia e che non delegano altri per loro conto. Affrontando così con basi di personale autonomia ed emancipazione la vita con la dignità dell’auto sufficienza, donne e madri che interpretano le pari opportunità nel senso più equo e determinante, che non si nascondono dietro all’opportunità di una sussistenza “garantita dalla pelle altrui” utile ad ottenere in maniera esclusiva casa figli e denaro.
Ben altra avventura spetta ai padri e uomini che si separano, indipendentemente dallo stato sociale a cui appartengono, ovviamente gli stati più bassi hanno una vita assai più difficile caratterizzata da un copione di privazioni successive e ineluttabili poichè non possono garantirsi col denaro l’accesso al livello superiore ove pagando si ottiene pressochè tutto.
La tendenza delle persone preposte ad amministrare la legge o il sociale, predispone il banchetto per squali in mezzo al quale vengono a trovarsi proprio i figli di separati, oggetto del contenziosi e quasi sempre strappati ai loro padri e destinati prevalentemente all’altro genitore a cui vien affidato il compito di crescerli e forgiarli in esclusiva. Questa preconcetta predisposizione madre-oriented (esclusivamente orientata alla visione materna), poggia proprio su questo archetipo pseudo-naturale (che si dovrebbe leggere con molta più onestà: finto amorevole e vero egoistico) radicato e giustificato inconsciamente nella mente della maggior parte della popolazione), Insomma insieme alla separazione degli adulti avviene di routine nel 90% dei casi, quella del padre dal figlio incomprensibilmente. Questa diviene la base per la visione separativa legale con canoni precisi e chirurgici, da una parte: la madre + la casa + i figli e buona parte del portafoglio paterno, mentre dall’altra: il padre, tanta solitudine e il portafoglio svuotato spesso insieme alla psiche.
Per anni, la lettura e la scrittura “madre-oriented” di trattati di pedagogia e psicologia dell’infanzia, ha contribuito fortemente a definire una società madrecentrica, avvallandone gli egoismi e giustificandoli anzichè guidarli per riportare ad un più corretto e naturale equilibrio. La maggior parte di legislatori e giudici hanno contribuito col loro lavoro a consolidare questa iniqua visione, ma non solo, altri fenomeni come il femminismo estremo e l’emancipazione femminile, e il falso pari-opportunismo, tutti col denominatore comune di una erronea visione competitiva, hanno una pesante responsabilità nel definire questa spartizione, ben lontani dal comprendere la Bigenitorialità come momento di svolta epocale a tutela dei figli, ma perdurando in atteggiamenti volti all’eliminazione dell’altro, garantendo così il conseguente allontanamento della figura paterna dai figli ed il perdurare di terribili disagi “visibili e invisibili” per figli, genitori, nonni e parenti. Garantendo al contempo una furibonda girandola di denaro per avvocati, psicologi, operatori sociali, famiglie adottive, istituti, etc etc. Il quadretto che se ne ricava è rappresentato da un clichè di dinamiche praticamente ripetitive e inattaccabili ancora oggi purtroppo invariate. Nonostante la società in parte abbia preso un altra piega, nonostante i trattati internazionali sui bambini e nonostanta la recente legge sull’affido dei minori e nonostante le mamme “illuminate”.
Appare evidente che non è dunque una legge come quella dell’affido condiviso che da sola possa rivoluzionare i costumi e la società, poichè pesantemente ostacolata dal senso di “costume” radicato in primis nella possessività materna e in secundis nella giustificazione di questo fenomeno da parte delle Istituzioni e in quegli organismi che hanno il terribile compito di giudicare una coppia di genitori che si separa “predisponendo così le basi utili per troncare pressochè irrimediabilmente i rapporti padri e figli”.
Fino a produrre, garantendolo, – il lato oscuro della monogenitorialità -come evidenzia in altra forma l’articolo che segue…(tratto da www.paternita.info)
“Il lato oscuro della Monogenitorialità”.
Quando il fiume paterno s’inaridisce e quello materno straripa. Quando un padre non è presente in modo sano e completo succede spesso che una madre invada tutti i territori liberi del figlio, o della figlia, per non lasciarli più.
Conscia o non conscia ella può creare col figlio una simbiosi che lo monopolizzerà per tutta la vita, anima e corpo, impedendogli la naturale formazione del carattere, dell’equilibrio e dell’indipendenza mentale. Si tratta nei fatti di un vero e proprio processo di impossessamento, plagio, intorpidimento e castrazione psicologica.
Questa egoica iperprotezione per nulla riconducibile a vero amore, può portare a danni rilevanti più visibili nell’adolescenza con sintomi e disagi che se non affrontati in modo appropriato che possono trasformarsi in cronici nella prima età adulta ed ove ulteriormente trascurati e perduranti, diventare vere e proprie patologie, deviazioni e regressioni.
In ultima istanza si può osservare come in occidente se da una parte il patriarcato autoritario si sia estinto col secolo scorso, il matriarcato avvolgente sia ancora vivo e vigoroso, spesso mascherato dietro falsi allarmi, paure inconscie e collettive, o dietro mostri inventati ad hoc, per intorpidire le coscienze e distrarle dagli scopi, dai privilegi, dal controllo univoco sulla vita, oggi insanamente (ed inequamente) nelle sole mani materne.
Ad esempio nel diritto di famiglia dove ancora nel nuovo millennio i bambini non sono visti come liberi soggetti di diritto (art.3/29/30 cost.italiana) ma per lo più oggetti di proprietà della madre la quale, nonostante in 3 casi su 4 chieda la separazione (ist.2002), e spesso sia lei a provocarla, ottenga comunque l’affidamento esclusivo della prole in oltre il 90% dei casi (ist.2006), assegno di mantenimento nel 95%, ma anche altri temi come il monopolio sul processo di concepimento, riproduzione, ecc.
Molto spesso dietro al possesso psichico e materiale del figlio ci sono forti interessi personali e non, giochi sottesi ed insani, meccanismi che una persona “normale” difficilmente riesce a cogliere, azioni che però vengono pensate e compiute ogni giorno, talvolta sotto i nostri occhi, a volte persino nel disinteresse o addirittura nella compiacenza.
Così si spiega come dopo l’ennesimo dramma della follia si senta spesso dire: “..mi pareva tanto un ragazzo tranquillo, un bravo ragazzo.”
The Wall (Pink Floyd-1982)
The Wall, trasposizione cinematografica del noto album dei Pink Floyd, presentato al 35esimo festival di Cannes nel 1982, premiato dalla critica è studiato tutt’oggi per i suoi contenuti sociali e filosofici.
Il film spiega in modo profondo e toccante come la psiche di un bambino, sebbene nato nel benessere moderno ed in uno degli stati più ricchi d’occidente, possa corrompersi e ammalarsi se non educata, amata, e guidata nella crescita.
Il film parla della storia di Pink che rimasto in fasce orfano del padre morto in guerra, (“dopo tutto erano solo mattoni del muro” – dice del padre e degli altri soldati morti) affronta la vita con la sola madre, una donna ottusa ed iperprotettiva che senza guidarlo e prepararlo lo lascia completamente a se stesso nelle terribili sfide della vita aspettando ogni volta che ritorni a casa, distrutto, sconfitto, come quando cadrà nel tunnel della droga, della xenofobia, tradito e lasciato dalla moglie, rischiando di diventare sempre più alienato, pazzo.
Zitto ora bambino, non piangere.
La mamma realizzerà tutti i tuoi incubi.
La mamma ti trasmetterà tutte le proprie paure.
La mamma ti terrà proprio qui, sotto la sua ala.
Non ti lascerà volare ma potrebbe lasciarti cantare.
La mamma ti terrà sempre al calduccio Oh piccolo, piccolo.
Certo che la mamma ti aiuterà a costruire il muro.
Zitto ora bambino, non piangere.
La mamma controllerà tutte le tue fidanzate per te.
La mamma non lascerà che chiunque sia sporco entri.
La mamma ti aspetterà alzata finchè non rientri.
La mamma scoprirà sempre dove sei stato.
La mamma ti terrà sempre in salute e pulito.
Oh piccolo, piccolo.
Sarai sempre un bambino per me.tratto da: www.paternita.info

Mi sembra di rivevere quanto avvenuto. Ottima l'analisi. Spero che cambino queste abitudini false che danneggiano solo i bambini.