La “depressione” nuoce ai bambini

Il Resto del Carlino 25 Settembre

Da Cogne a Castenaso: tanti casi in cui una madre dopo la vita decide di dare la morte ai propri figli

L’ombra della depressione dietro le mamme che uccidono

Roma, 24 settembre 2009 – La tragedia della scorsa notte a Castenaso ( BO) è solo l’ultimo di tanti casi in cui una madre dopo la vita decide di dare la morte ai propri figli.
Solo un mese fa, a Genova, una madre di 35 anni aveva ucciso il proprio bambino di appena tre settimane, strangolandolo nel lettino con il cavetto di alimentazione del cellulare. Poi si era suicidata. Quella volta le cause erano forse da addebitare al contesto disagiato in cui viveva la donna, aggravato da una ‘depressione post partum’ e dall’essere disoccupata.


La grande ombra è spesso la depressione
post partum: poco più di un mese fa, il 20 luglio, a Parabiago, in provincia di Milano, un’altra mamma ha ucciso il figlio di 4 anni, anche lei lo ha strangolato, stavolta con un cavo elettrico. La donna, di 36 anni, Marcella Sardeni, soffriva di depressione ed era in cura in un centro psicosociale della zona: a trovare il piccolo, agonizzante, sono state la madre e la sorella della donna, che erano andate a trovarla perchè non rispondeva al telefono. La mamma era accanto al bimbo, in stato di choc.
Il 9 settembre del 2005 a Merano un bambino di quattro anni è stato ucciso a coltellate dalla madre, Christina Rainer, 39 anni, che poi ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra del secondo piano: il piccolo è stato ucciso in cucina, sul tavolo ancora un panino con la marmellata appena sbocconcellato.
Sempre nel 2005, il 17 marzo, una neonata di due mesi è stata trovata uccisa con una coltellata in una casa della Romanina, a Roma, dove viveva con i genitori: anche qui la madre, di 23 anni, dopo averla uccisa ha tentato il suicidio.
Ancora, il 18 maggio del 2005
, a Casatenovo in provincia di Lecco, Maria Patrizio, 29 anni, ha raccontato di essere stata aggredita in casa mentre faceva il bagnetto al figlio di 5 anni, scivolato nell’acqua e morto. Il marito ha avallato il racconto, poi rivelatosi falso: a uccidere il piccolo è stata la donna, che poi, due settimane dopo, ha confessato.
A ritroso, il 7 luglio del 2004
a Vieste, in provincia di Foggia, Giuseppina Di Bitonto, 33 anni, casalinga, uccide i suoi due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di quasi 2, soffocandoli con del nastro adesivo e poi si suicida nello stesso, atroce modo.
Il 3 giugno del 2003
una peruviana di 29 anni ha prima strangolato e poi finito affogandola in un water dell’ospedale di Desio, in provincia di Milano, la figlia di tre mesi, che era ricoverata per una caduta dalla carrozzina.
Tra i casi più drammatici, quello di due bimbi uccisi il 24 giugno del 2002 dalla madre che li ha annegati nel laghetto di Les Illes a Saint Marcel, nei pressi di Aosta: a perdere la vita due bimbi di 4 anni e di 21 giorni, la madre poi ha tentato il suicidio.
Ancora, il 12 maggio del 2002 in provincia di Sondrio una 31enne ha fatto annegare la figlia di 8 mesi nella lavatrice, innescando un ciclo di lavaggio: aveva problemi psichici.
Ha ‘fatto scuola’ il caso Cogne
: il 30 gennaio 2002 muore il piccolo Samuele Lorenzi. I soccorritori, chiamati dalla madre, Annamaria Franzoni, lo trovano con gravissime ferite alla testa: il piccolo morirà poco dopo. La madre viene accusata dell’omicidio ma nega e, dopo un calvario giudiziario, il tribunale di Aosta la condanna a 30 anni di reclusione. Lei continua a negare, anche oggi.
Sempre più indietro, il 29 giugno 2001 a Cretone, una frazione di Palombara Sabina in provincia di Roma, una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, colta da un raptus, uccide con 30 coltellate i suoi due figli, di 6 e 5 anni.
Il 12 settembre 2001
a Limidi di Soliera, in provincia di Modena, un uomo di 43 anni, al rientro a casa, trova il figlio autistico di 14 anni ucciso, soffocato da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa e la moglie, Paola Mantovani, 39 anni, legata e gettata in piscina. La donna dice di essere stata aggredita da una banda di rapinatori, ma in realtà è stata lei ad uccidere.
E l’11 agosto del 2000 a Castel del Sasso, in provincia di Caserta, una maestra di 36 anni in crisi depressiva, si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l’interno della macchina con i gas di scarico.fonte Quotidiano.net

3 commenti

  1. la depressione è anche sintomo di irrisolti, relazioni pesanti, responsabilità pesanti e questo non è un modo per togliere le responsabilità a chi commette omicidi, ma vuole essere un segnale a chi, SORDO, continua a pensare che si faccia l'interesse dei minori ogni volta che li si separa da un genitore, o che li si "aggiudica" come ad una lotteria solo ad uno dei due genitori! La magistratura per prima e i servizi sociali a ruota, devono smettere di creare serial killer. Anche a rischio di rimanere senza lavoro…(lavoro sporco) !!!

  2. Da padre separato quale sono,dopo oltre 7 anni di un
    continuo "peregrinare" all'nterno di tribunali,ass.sociali,
    ctu, dovendo salire scale di avvocati ecc ecc. senza che
    tutto questo abbia portato a nulla se non ad un'enorme ed
    inutile dispendio di tempo e denaro,consumando energie
    accomulando solo stress,ti rendi conto pur nonostante di
    quanto la fine di un matrimonio sia alla portata di un
    lutto in famiglia, in quanti si adoperino a divenire dei
    veri "avvoltoi", dando l'impressione a chi per sua sfortuna
    cade in disgrazia che quando il "diritto"entra nella
    famiglia, la famiglia stessa perde ogni diritto..! nessuno
    ti ascolta e tantomeno capisce la sofferenza,
    abbandonandoti al tuo triste destino..! Ed è proprio da
    questa mia personale esperienza,vissuta sulla mia pelle,
    che mi sento di poter dire con estrema consapevolezza
    genitoriale che se non si trascina velocemente fuori dalle
    aule dei tribunali e lontano da servizi sociali, peraltro
    pagati da tutti i cittadini,privilegiando figure altamente
    qualificate quali mediazioni familiari o altro, il tema
    scottante delle separazioni,divorzi ed affidamento dei
    figli,continueremo incessantemente ad assistere e a
    piangere inermi a tragedie familiari di questa portata.
    Cordiali Saluti. Giuseppe Pasqui

  3. Condivido quanto scritto sopra, sono la compagna di un uomo separato con un figlio, è davvero imbarazzante è qualcosa che solo chi lo vive può rendersene conto, emarginato sbeffeggiato, usato, stanchissimo, addolorato, queste sono le parole piu' adatte al mio compagno, spero per il bene del suo bambino che la sua ex-moglie sia più stabile mentalmente, anche se da come girano le cose mi sembra di capire che le responsabilità le hanno anche tutti quelli che fanno il girotondo attorno alle ex coppie in via di separazione. Possibile che nessuno proprio nessuno sia in grado di fare qualcosa di dignitoso?
    Alessandra

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