– 28 Settembre – Una circumnavigazione a 360 gradi sulla figura paterna davanti ad una folla di oltre 250 persone, con contributi interessanti e di spessore sulle radici culturali e storiche, questo è stato l’appuntamento “caldo” della giornata Convegno Nazionali di Montichiari sulla Paternità. Presenti organi di stampa e informazione. Sito ufficiale della festa: http://www.festadellapaternita.blogspot.com/Gli interventi: curiosi, interessanti, profondi. A tratti hanno rapito la folla in un silenzio decisamente rifilessivo. Gli interventi di Nestola, Risè, Fumagalli, Della Vecchia, Saso, Ficarra, dell”Assessore alle politche sociali di Brescia e Confalonieri, hanno ricordato le valenze intrinseche della figura paterna a volte assopite nella memoria conscia dei presenti, proponendo sguardi e prospettive caratterizzati da “tagli” a tratti gioiosi e a tratti drammatici, espressione reale e sguardo obiettivo sulla condizione dell’uomo e padre, alla luce di un contesto sociale in progressiva e continua evoluzione.

Si è posto l’accento su di un processo di eliminazione e marginalizzazione dalla famiglia e dai figli, avvenimento epocale senza precedenti che è in atto non solo in italia ma in tutto il mondo civilizzato.
Abbiamo scelto fra i tanti interventi di riportarvene uno che proviene dal mondo femminile, non certo perchè serva il femminile a a “sdoganare” il maschiìle (nè viceversa), ma semplicemente perchè ll’applauso che è scaturito è stato probabilmente il più forte e liberatorio in un clima che non ha risparmiato emozioni.
Intervento di Giuliana Confalonieri
rappresentante del comitato Donne di Montichiari “Festa della Paternità 28 Settembre 2009”
-Il Comitato che rappresento, costituitosi due anni fa, su iniziativa esclusivamente femminile (il Comitato è infatti formato, in modo significativo e forse un pò provocatorio, solo da donne), a sostegno di tutti quegli uomini, padri innanzitutto, e anche mariti e compagni di vita, che a un certo punto della loro esistenza si trovano letteralmente buttati fuori di casa, privati delle loro sostanze economiche, e peggio, persino sbattuti in carcere da sentenze, civili e penali, che vedono le donne (un certo tipo di donne!) come promotrici agguerrite. L’effetto immediato di questo è l’espulsione del padre dal suo ruolo di genitore: dati alla mano si tratta di una vera e propria emergenza sociale. Di una questione delicata e pesante, troppo pesante perché la si possa passare sotto il silenzio. Del resto la partecipazione questa sera di vari esperti e di pubblico a questo convegno è il segnale importante che l’assenza forzata del padre dal contesto familiare, che dovrebbe essere il suo naturale “habitat” non è più né un fatto marginale, ne qualcosa privo di conseguenze. Nella mia esperienza di insegnamento, colgo costantemente quanto sia preziosa e insostituibile la presenza del padre (e non solo della madre!) nello sviluppo psicologico dei giovani, che, prima di diventare adulti, sono bambini e devono poco a poco costruirsi una identità, una morale, che comporta la costruzione di un senso, il senso della propria importanza, del proprio personale ed intrinseco valore.
La convinzione del ruolo fondamentale del padre non è una novità dei tempi moderni: è antica come il mondo, sta scritta in tutte le mitologie, nella Bibbia, la Psicanalisi, la presenza del padre, l’ha sviluppata soprattutto come elemento imprescindibile nel passaggio del mondo familiare al mondo sociale: fase delicata nello sviluppo dell’individuo , momento di verifica, di solitudine anche, di rischio.
Sono molti i ragazzi che, per diversi motivi, non possono contare su una figura paterna stabile nel proprio ambiente familiare: i bambini privi ( o privati) del padre sono quelli che presentano le maggiori difficoltà e i maggiori conflitti negli ambiti sociali. A questi fanciulli manca lo sguardo rassicurante del papà, quello sguardo che solo un padre può posare su di un figlio, lo sguardo che gli dice: -tu hai valore-, sei qualcosa di speciale e unico. Il padre con la sua presenza, sa trasmettere al figlio consapevolezza, fiducia in se stesso, contribuisce a formare un’immagine positiva, di sé e del mondo, quell’immagine che consente di agire con convinzione e sicurezza. L’approvazione del padre è per il figlio, il segno che sta agendo nel giusto, che la sua azione è buona. L’esempio che il padre offre, consiste proprio in questo rapporto particolare che lo lega ai figli.
La condotta del padre viene interiorizzata,cioè diviene norma morale interiore e punto di riferimento per ogni comportamento. Senza il padre, manca un intero mondo, quello che restituisce valore e dignità al proprio agire. Qualcuno, che apprezzo molto, ha scritto: – il bambino senza il padre è il fanciullo che cresce senza sapere quanto vale veramente.- (ndr: Paolo di Marco) Ora, pensiamo che un numero incredibile di padri, oggi è sradicato e gettato via dalla famiglia come un erbaccia velenosa, e non se ne va, come certa fasulla propaganda mira a far credere, per propria spontanea volontà, ma per costrizione subita, per mero calcolo economico, in un sistema che forse è più degno di un regime talebano che di una sedicente società democratica….ecco, di questa realtà c’è di che essere costernati. Un padre oggi è sempre più simile a un Don Chisciotte, che si batte coi mulini a vento, considerato un povero illuso visionario, e quindi emarginato ed escluso dalla sua stessa società e costretto a vagare senza meta.
Il mio punto di vista e del comitato che rappresento, ma anche di moltissime altre donne, non è per niente femminista, vista la devastazione morale che il il femminismo, soprattutto il peggiore femminismo ha prodotto.
Noi, che spezziamo una lancia a favore dei nostri mariti e compagni di vita, a difesa dei padri e dei nostri figli, fratelli e figli maschi, preferiamo essere femminili più che femministe e ne abbiamo sinceramente piene le tasche di una certa martellante cronaca nera che fa passare il maschio italiano come un potenziale ( o recidivo) violentatore incallito.
A noi, al massimo piace dire ai nostri figli quella bella frase della nonna, quando combinano qualche guaio, -Guarda che lo dico al papà- perché papà c’è e gli sta a cuore quello che fai.-
un doveroso ringraziamento a Mario Nicoli nostro squisito ospite che ci ha fornito una struttura notevole ed un ospitalità encomiabili davvero sopra ogni aspettativa, alla quale sinceramente non siamo abituati.


il movimento libertario ha dato il suo contributo!!!!!!
http://www.youtube.com/watch?v=Q5EVo4ueRlg
UN BAMBINO DEVE AVERE 2 GENITORI PERCHÉ SE STA PIÙ TEMPO CON UNO NON PUÒ APPRENDERE ALLO STESSO MODO LE COSE CHE GLI PUÒ INSEGNARE L’ALTRO; E SOPRATTUTTO NON È BELLO ESSERE TRATTATI COME OGGETTI COMPRATI DA DOVER ESSERE DIVISI, PERCHÉ ABBIAMO UN’ ANIMA E SIAMO NOI CHE ABBIAMO 2 GENITORI NON I GENITORI CHE HANNO UN FIGLIO. POI DOVREBBERO ESSERE I FIGLI A DECIDERE CON CHI STARE PERCHÉ LORO SI SPOSTANO DA UNA PARTE ALL’ALTRA, E COME LA METTIAMO SE UNO HA L’OPPORTUNITÀ DI FARE UNA COSA BELLA CHE GLI PIACE ED È COSTRETTO A STARE CON L’ALTRO? NON VOGLIO DIRE CHE UNO DEVE ANDARE DOVE C’È UN’OPPORTUNITÀ MA NON DEVE NEANCHE FARE SEMPRE QUELLO CHE FA COMODO AD UN SOLO GENITORE. IO NON PARLO A FAVORE DI NESSUNO DEI DUE GENITORI IN PARTICOLARE , MA DEI FIGLI COME ME CHE SONO COSTRETTI A STARE ALLA REGOLE DECISE DAL TRIBUNALE E DA TUTTI GLI ALTRI. COSA C’ENTRA IL TRIBUNALE CON LA MIA FAMIGLIA?
Affido condiviso= CON DUE GENITORI NON UNO !
Una figlia di separati
Mi riferisco alla dichiarazione del comitato cittadino, solo chi vive in diretta le cose può esprimere un parere così coinvolgente, la gente vive sulla sua pelle le cose della vita, molto meno i politici e chi rappresenta la gente stessa. Questa distanza mi preoccupa.
Mario
Tutta la manifestazione e tutto ciò che è stato fatto è stato bello.
Quaggiù da Taranto mi sono sentito un papà orgoglioso….avrei voluto esserci.
Sergio N. da Taranto