Riportiamo un articolo del 2007, per evidenziare che la palla rimbalza da tempo fra poltica a magistratura, questo articolo è comparso sul numero del 18 ottobre 2007 di Vanity Fair a voi l’analisi, consapevoli che queste dinamiche hanno riflessi anche nei temi separativi-famigliari.Lo scontro tra politica e giustizia torna d’attualità: un magistrato ha una teoria (che parte da lontano)
La politica non va, la giustizia non va, i due poteri si accusano a vicenda di inefficienza, abusi, malafede, e molti italiani, con l’ultima querelle innescata dalla vicenda Mastella-DeMagistris, si aggirano senza bussola. Un libro appena uscito dalla casa editrice chiarelettere titolo: Toghe rotte, non entra nel merito dell’attualità, ma con realismo perfino brutale spiega il peccato originale: la giustizia italiana non funziona perchè programmata per non funzionare. Lo firma Bruno Tinti 65 anni, magistrato di lungo corso, esperto in reati finanziari, procuratore aggiunto a Torino. Lei sostiene che da Manipulite in poi, la preoccupazione è stata rendere non punibile la classe dirigente italiana.
-Si, attraverso la creazione di un sistema processuale inefficiente, salvo nei confronti di forme di microcriminalità modeste, commesse per lo più da immigrati e poveracci. Ma anche in questi casi è forte la probabilità che non si arrivi ad una sentenza: tutti i reati con pene inferiori a 6 anni si prescrivono in un lasso di tempo che va da 6 anni a 7 anni e mezzo, un periodo nel quale non si riesce a concludere l’azione giudiziaria-
Di chi è la colpa? -Nel corso degli anni sono stati fatti tanti interventi legislativi che hanno prodotto questo risultato. Non sempre ci è stata da parte del parlamento, la volontà consapevole di affossare la giustizia, ma di certo si è trattato di interventi mirati a rendere inefficiente la legislazione nei confronti dei reati commessi dalla clasee dirigente. Poi, dell’inefficienza finiscono per beneficiare anche i colpevoli di guida in stato di ebbrezza o gli omicidi-
Scrive che il 95% dei reati resta impunito. Manca la certezza della pena….
-Veramente la pena proprio non c’è, nel senso che non si arriva ad una condanna. Ma anche se la pena arrivasse il nostro sistema prevede una serie di istituti perdonistici, come i domiciliari e gli affidamenti in prova ai servizi sociali, che evitano il carcere al condannato-
Qual’è la soluzione?
-Cambiare i termini della prescrizione che deve interrompersi nel momento in cui inizia il processo. E poi abolire il processo di appello e riservare i ricorsi in cassazione ai soli motivi di diritto-
Anche voi magistrati avete delle colpe.
Abbiamo grandi responsabilità. Non sappiamo organizzare il nostro lavoro. Siamo un azienda inefficiente ci siamo divisi in correnti che sono centri di potere. slegati dai condizionamenti politici d’accordo, ma pur sempre centri di potere.
Isabella Mazzitelli
-Si, attraverso la creazione di un sistema processuale inefficiente, salvo nei confronti di forme di microcriminalità modeste, commesse per lo più da immigrati e poveracci. Ma anche in questi casi è forte la probabilità che non si arrivi ad una sentenza: tutti i reati con pene inferiori a 6 anni si prescrivono in un lasso di tempo che va da 6 anni a 7 anni e mezzo, un periodo nel quale non si riesce a concludere l’azione giudiziaria-
Di chi è la colpa? -Nel corso degli anni sono stati fatti tanti interventi legislativi che hanno prodotto questo risultato. Non sempre ci è stata da parte del parlamento, la volontà consapevole di affossare la giustizia, ma di certo si è trattato di interventi mirati a rendere inefficiente la legislazione nei confronti dei reati commessi dalla clasee dirigente. Poi, dell’inefficienza finiscono per beneficiare anche i colpevoli di guida in stato di ebbrezza o gli omicidi-
Scrive che il 95% dei reati resta impunito. Manca la certezza della pena….
-Veramente la pena proprio non c’è, nel senso che non si arriva ad una condanna. Ma anche se la pena arrivasse il nostro sistema prevede una serie di istituti perdonistici, come i domiciliari e gli affidamenti in prova ai servizi sociali, che evitano il carcere al condannato-
Qual’è la soluzione?
-Cambiare i termini della prescrizione che deve interrompersi nel momento in cui inizia il processo. E poi abolire il processo di appello e riservare i ricorsi in cassazione ai soli motivi di diritto-
Anche voi magistrati avete delle colpe.
Abbiamo grandi responsabilità. Non sappiamo organizzare il nostro lavoro. Siamo un azienda inefficiente ci siamo divisi in correnti che sono centri di potere. slegati dai condizionamenti politici d’accordo, ma pur sempre centri di potere.
Isabella Mazzitelli

