Violenze domestiche Stagione di raccolta fondi

Nell’intera regione si succedono incontri pubblici pressoché in tutti i comuni sul tema della violenza domestica. Tema delicatissimo e possiamo dire… anche strumentalizzabile !
A noi, che parliamo da un pulpito ove questo argomento è all’ordine del giorno, viene data l’opportunità di riflettere e di rispondere ad alcune tesi sostenute da coloro che teorizzano la violenza domestica come prerogativa unica del maschile a danno del femminile; ci viene assai facile buttare giù quattro righe che svelino le falsità della Grande Narrazione di Genere, pescando nel nostro ricchissimo “materiale di repertorio” sulla violenza femminile; allo stesso tempo ci viene offerta l’occasione di essere presenti , con cognizione di causa, ovunque si discuta sulla violenza di genere. Lo scopo? APRIRE GLI OCCHI ai destinatari della propaganda sulla violenza di genere.
Un volantino, arrivato per posta dal Comune, cita: “Muore una donna ogni 3 giorni …”. Queste frasi sensazionalistiche ci fanno male, poi si scontrano col senso critico che riprende il controllo sull’emotività; ma anche col buon senso che ci ammonisce contro il “far d’ogni erba un fascio” e contro il leggere ciecamente dati e dichiarazioni senza metterne in dubbio l’obiettività e senza nemmeno compararli con altri dati oggettivi e disponibili sul mercato, perché la cosa non sempre è facile.

Risulta assai palese che fin troppe istituzioni e consorterie cavalcano la battaglia della violenza di genere e domestica, come escamotage per ottenere consensi politici e denaro pubblico. Noi NON ESCLUDIAMO AFFATTO che esista il fenomeno della violenza domestica, anzi: siamo noi stessi il frutto ed il risultato di molti tentativi di estromissione dalla famiglia. SOLO CHE NOI prendiamo innanzitutto la doverosa distanza da OGNI forma di violenza, e ci documentiamo; infatti è spesso sottiaciuto il fenomeno della violenza che – alla rovescia – subisce l’uomo nell’ambiente famigliare ( unica testimonianza è la raccolta di casi elaborata da GESEF-Roma). Violenza, questa, psicologica ma a volte anche fisica: ieri, a Modena, uomo accoltellato; il mese scorso bambini uccisi a Castenaso, ed una valanga di dati provenienti da un sito che aiuta ad aprire gli occhi e si propone di riportare equilibrio in un’informazione gender-oriented.

Viene naturale e spontaneo guardarsi attorno visto il tam-tam mediatico a cui siamo sottoposti, per comprendere che la violenza va combattuta in quanto prerogativa della razza umana, senza alcuna preclusione di sesso. Tutti, e non solo uomini contro donne, ma genere umano contro genere umano… Solo una visione consapevole consente a tutti di farsi un’idea equilibrata di ciò che accade. Non c’è un bruto “tipico”, ci sono dei violenti sia fra le donne che fra gli uomini e la prova è evidente: basti consultare il sito http://violenza-donne.blogspot.com/

RICERCA ISTAT 2007, invito alla lettura

Premessa: è un dato assodato, in Italia si approfondisce la discriminazione fra opportunità rivolte alle donne nel mondo del lavoro rispetto a quelle rivolte agli uomini (crisi a parte): noi ci auguriamo una vera parità, al più presto, con un’equa ripartizione dei doveri, oltre che dei diritti; una presa di coscienza maschile sulla criminalizzazione mediatica che li bersaglia e sulle ripercussioni e discriminazioni che ne derivano in ambito famigliare e nel caso di separazione ed affidamento dei figli. Una “colpa originaria ed ontologica”, un pregiudizio anti-maschile viene riversato sui Padri nei tribunali, ove, peraltro, le false accuse di violenza ed abusi sessuali hanno raggiunto livelli allarmanti (dal 70 al 95 % del totale: e questo lo sostengono dei magistrati, non noi! ).
Il dubbio è che esista una sorta di strategia sessista, un obbiettivo programmato, pesante come un rullo compressore, perseguito con faziosità, a discapito della figura paterno-maschile; vedasi il passaggio seguente:

Sulla base di dati statistici pubblicati dall’Istat, dietro suo incarico, il Ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini ha potuto disporre di un finanziamento doppio per il suo dicastero rispetto a quanto previsto per il suo predecessore. Leggendo tali dati sul sito dell’ISTAT si scopre che si tratta di semplici proiezioni statistiche dei risultati, scaturenti da un sondaggio telefonico effettuato su 25.000 abbonate vedasi ( www.istat.it),
La nota metodologica del sondaggio chiarisce che le domande poste alle intervistate evitano volutamente riferimenti espliciti alla violenza fisica o sessuale, ma invitano le stesse a “descrivere concretamente atti e/o comportamenti in modo di rendere più facile alle donne aprirsi”. Ciò per evitare una sottostima del fenomeno, “[fusion_builder_container hundred_percent=”yes” overflow=”visible”][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”no” center_content=”no” min_height=”none”][…] sottostima che può essere determinata anche dal fatto che a volte le donne non riescono a riconoscersi come vittime e non hanno maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite”.
Quindi, in parole semplici: le donne intervistate non hanno esplicitamente affermato le violenze, bensì le loro descrizioni sono state catalogate in varie fattispecie di “violenza da terzi”.

Il risultato è un’allarmante campagna di dicriminazione mediatica/sessuale rivolta al genere maschile, con una violenza senza precedenti, sparando a zero su tutto il genere; ecco quindi che l’attenzione sessuale può divenire molestia, l’esercizio del dovere coniugale da parte del partner può divenire stupro, un banale litigio può divenire violenza fisica, una critica al vestito o alla pettinatura è considerata violenza psicologica, un blando rifiuto diventa limitazione della libertà personale, la necessità di chiarire situazioni ambigue diventa violazione della privacy, la richiesta di un’equa distribuzione delle risorse familiari può diventare ricatto economico.
I dati del sondaggio assunti come scientifici – su 25.000 interviste telefoniche “guidate” – oltreché proiettarsi statisticamente sull’intera popolazione femminile italiana di età 16-59 anni, sono costruiti in funzione esclusiva di uno spettacolare allarmismo, e dunque sottratti al rigore della prova dei fatti.

Consola il fatto che l’Assemblea ONU, pur avendo decretato il 25 novembre come giornata contro la violenza alle donne già dal 2001, nel 2006 ha “preso nota” – ma, di fatto, rigettato – l’ultimo rapporto sulle violenze domestiche contro le donne presentato dall’uscente Segretario, poiché quanto contenuto risultava “outrageously inaccurate, contrived, manipulated and most distinctly dangerous”, come riportato dalla stampa statunitense.

I DATI ISTAT

Morti per anno (2006) maschi e femmine per ogni causa 560.000, Femmine 280.000

Patologie del sistema cardiocircolatorio: …………. 130.000
Tumori ……………………………………………………….. 70.000
Altre cause …………………………………………………… 21.000
Patologie del sistema respiratorio ……………………..15.000
Disturbi psichici e del sistema nervoso ……………… 15.000
Patologie dell’apparato digerente ………………………12.000
Cause esterne, traumatismi etc. ……………………….. 11.000
di cui per omicidio e lesioni 160
Stati morbosi mal definiti, incerti etc. ……………….. 4.000
Malattie infettive e parassitarie ………………………… 2.000
Donne decedute per omicidio e lesioni ………………….. 160
di cui per mano di donne ……………………………………… 20

Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile 140 di cui:
in ambito domestico …………………………………………………………………. 115
di cui: nella fascia d’età 15-59 ……………………………………………………. 105
nella fascia d’età 15-59 in ambito domestico ………………………………… 90

Donne di ogni età decedute per tumori ……………………………………. 70.000
Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia d’età 15-59 ………. 18.700
Donne decedute per tumori nella fascia d’età 15-59 ………………….. 12.300

ASIMMETRIE

Pur sostanziando che la violenza è deprecabile e a combattere da qualsiasi parte essa provenga, è doveroso annotare, senza timore di smentita che:
1) Quando un uomo commette un crimine, l’attenzione si sposta sulla vittima, quando lo commette una donna, l’attenzione si concentra sulle cause che potrebbero averla spinta a commetterlo
2) La donna violenta non viene considerata una cattiva madre, ma un padre violento o accusato di pseudo violenza viene allontanato dai figli e viene definito un cattivo genitore.
3) Non esiste un ministero per le pari opportunità che si rivolga con equa distanza a uomini e donne in Italia, non esiste la casa per gli uomini che subiscono violenza nonostante ve ne sarebbero i presupposti, non esistono associazioni maschili che percepiscono denaro per la tutela del ruolo paterno all’interno delle famiglie, ma al contrario, e solo al contrario SI’.

per dovere di cronaca

Osservatorio interassociativo Famiglie Separate italiane

Chi crede ancora che la violenza nasca in casa e non sia pilotata, si sbaglia, clicca per vedere.

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