Le generazioni si succedono, e non si ripetono

Il susseguirsi di scenari sociali diversi, da generazione a generazione, lo si nota nei modelli comportamentali diversi: habitat diversi, condizioni diverse frutto di regole nuove, producono famiglie con schemi comportamentali diversi. Questa la sintesi per arrivare alla visione che nessuna generazione è uguale alla precedente; che l’evoluzione della razza “famiglia” è tangibile anche da una generazione all’altra. Nonostante l’apparente somiglianza nei confronti dei nostri genitori, noi siamo altro da loro; purnonostante esempi ed educazione, noi siamo altro dalla generazione che ci ha preceduto.
La società dunque cambia velocemente la sua faccia, la città assorbe la campagna, i supermercati mettono fuori gioco facilmente i piccoli negozi, le abitudini delle famiglie mutano e si adeguano a nuovi assetti prodotti dal mondo dei consumi e dai ritmi imposti con regole nuove, quasi mai frutto di libera scelta, ma piuttosto di adattamento. Si usa internet per studiare, il cellulare diviene il filo fra le persone che consente loro un dialogo continuo a dispetto delle distanze, si fa la spesa una volta alla settimana con carrelli enormi e nella maggior parte dei casi si concentrano nella giornata di sabato alcuni indispensabili compiti che nei “feriali” non sono più concessi.
Sia papà che mamma guidano entrambi l’auto e si scambiano impegni e incarichi familiari. A scuola si vedono papà e mamme che portano indistintamente i figli; lo stesso accade per i corsi sportivi o le visite mediche: è evidente che un bambino ha due genitori su cui contare, entrambi validi riferimenti per la sua vita. Entrambi responsabili e scambievoli.

I genitori di oggi, padri e madri, non sono già più gli stessi di quelli di soli trent’anni fa. Sono papà e mamme diversi, adattati al cambiamento. Hanno preso atto del fatto che occorre lavorare in due per vivere, che i ruoli devono essere interscambiabili per ragioni logistiche e che la cura per la famiglia e la prole è un bene comune da tutelare e custodire con amore.

Occorre essere degli attenti osservatori per cogliere le modificazioni comportamentali della famiglia, occorre entrare nelle nuove dinamiche che regolano gli equilibri ed i ruoli dei coniugi e la loro relazione coi figli; lo stesso dovrebbero fare coloro che gestiscono ed osservano le famiglie in via di separazione, per offrire una reale tutela a tutte le “parti”, per dare ai figli dei separati una possibilità di non confluire in frange sociali pericolose, di emarginazione o disagio, com’è accaduto fino ad oggi.

Dati preoccupanti provenienti da indagini pubbliche rivelano che oltre il 75% dei piccoli delinquenti proviene da famiglie prive della figura paterna; stessa percentuale fra i giovani presenti nelle carceri minorili (oltre che fra gli adulti senza fissa dimora), quasi a sottolineare che il disagio è frutto di assenze genitoriali chiare e pesanti.

Nell’osservare che il ruolo del genitore si evolve, si nota invece che non cambia lo sguardo del giudice, che sentenziando affidi condivisi lontani dal loro reale dettato, dimostra di non aver affatto colto la portata della legge, né di essere al corrente del fatto che un papà ed una mamma di oggi, non sono gli stessi di 20/30 anni fa … come se l’imperturbabilità del magistrato fosse a garanzia di una solida gestione della legge. (!!!)
Chi giudica la famiglia che si separa è, secondo voi, in grado di cogliere il cambiamento che da anni sta avvenendo? è adeguato al compito preposto? è soddisfacente la sua funzione per la società, che poi è quella che paga profumatamente il servizio?

L’intromissione “pesante” da parte delle istituzioni nella vita di una famiglia che si separa, operata da persone educate ed istruite su testi scolastici già vecchi, può garantire una corretta ed adeguata gestione della Giustizia? L’avvicendarsi di servizi sociali che arruolano personale spesso alle prime armi o frutto di gare d’appalto a prezzi contenuti, è una risposta alle esigenze della società? Secono noi no. Certamente No, purtroppo No.

Le numerose lamentele da parte del pubblico e degli utenti, lascerebbero pensare che oltre alla riforma della Giustizia, sia auspicabile una riforma delle istituzioni che incidono sulla famiglia, soprattutto dopo la separazione coniugale.
Probabilmente alla società manca un passaggio determinante: la consapevolezza che esiste una realtà post-separativae che supporti nei ruoli entrambi i genitori a vantaggio dei figli.
Facile dunque riconoscere che una parte di questo vuoto è imputabile alle istituzioni, responsabili di scarsa diffusione culturale dei concetti legati alla bigenitorialità, compresa la mancata introduzione, nei centri familiari e di mediazione, di un metodo valido e uguale per tutti, capace di prospettare alle famiglie in via di eparazione un vero atteggiamento bigenitoriale. La cultura della bigenitorialità manca nelle scuole e presso i luoghi preposti alla tutela delle parti familiari dopo la separazione coniugale, mentre è assai diffusa quella che enfatizza la violenza domestica o gli aiuti al terzo mondo.
Permane invariato il solito sottobosco composto da legali e tribunali che, a bocca aperta come squali contro corrente, attendono i malcapitati, fiutando i futuri introiti … a discapito di genitori che già stanno vivendo un dramma e di figli che non comprendono il perché di tante discriminazioni fra papà e mamma agite da questo sistema.

Che impegni si prendono i nostri politici per dare una risposta sociale adeguata alla famiglia che si separa ? Le istituzioni non prendono posizioni se non raramente, contribuendo così a penalizzare chi si separa.
Oltre a metter a disposizione strutture, il comune e la regione si preoccupano forse dell’aggiornamento professionale del personale, secondo i canoni con cui si aggiorna la famiglia stessa? A noi non pare. A nostro avviso la cultura della bigenitorialità è una parola che suona bene nel curriculum di alcuni politici ma che viene poi lasciata a se stessa; poche iniziative ed ancor meno incontri aperti a tutti; poca diffusione dei concetti chiave della bigenitorialità, di linee guida comuni e abracciate da tutti. Esiste in tal senso un video-progetto delle associazioni rivolto ai genitori che si separano, dell’Istituto di mediazione familiare di Messina ed inviato a quasi tutti i mediatori familiari italiani, utile per indicare cosa sia e come funziona la bigenitorialità; compito, questo, che ci siamo assunti per colmare un grande vuoto; e noi che siamo un termometro della società lo possiamo dire senza tema di smentita. La politica batte la fiacca sui temi dell’infanzia separativa, gravemente e da troppo tempo.
Ma certamente si può e si deve fare qualcosa: chi per primo agisce, per primo se ne prenderà le lodi; e noi ce lo auspichiamo, prima di tutto per il bene dei nostri figli.

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