GIUSTIZIA. “La guerra santa degli impuniti”

Da qualche settimana, ad intervalli regolari, assistiamo ad una vera e propria battaglia senza quartiere tra il PDL del Premier Silvio Berlusconi e la magistratura, la quale spara le sue bordate per mezzo dell’ANM, suo effettivo partito politico. Evito accuratamente di entrare nel merito delle vicende su cui, giorno dopo giorno, si auto-alimenta la polemica. Non è il nostro mestiere. Noi ci occupiamo di bambini e genitori – di famiglie, insomma -, e dei loro problemi. E siccome molti di questi problemi, in particolari settori del Diritto di Famiglia (separazioni e affidamenti), vengono causati da una diffusa superficialità con cui si cerca di risolverli, nonchè da inopportuni elementi di business introdotti dalle strutture private che gravitano attorno agli affidamenti (case-famiglia, comunità, centri antiviolenza etc), rimaniamo stupefatti quando vediamo i giudici inneggiare a quella Costituzione che essi stessi sovente non osservano. l’Associazione nazionale dei Magistrati, per esempio, dice: “Rispondiamo solo alla legge e alla Costituzione, i magistrati non devono essere intimiditi, ed è ridicolo descrivere i tribunali come sezioni di partiti politici“. Qualche giorno fa, ancora l’ANM aveva affermato: “….noi pensiamo solo ad applicare le leggi…”. Mi permetto di dissentire. Nel caso della legge 54/2006 (affido condiviso), dopo quattro anni dalla sua entrata in vigore, è chiaro a tutti come la norma sia stata boicottata da tutta la magistratura. Dietro la copertura di stereotipi suggestivi – “ogni legge importante e innovativa necessita di essere capita a fondo….“, “i magistrati hanno il dovere di interpretare le leggi…” – la magistratura avrebbe deliberatamente scelto di aggirare la volontà del Legislatore, a cui in questi giorni affannosamente si richiama, inventando un istituto inesistente – il c.d. domicilio privilegiato – e caducando, di fatto, la norma sul mantenimento diretto. Un discorso a parte meriterebbero i giudici dei tribunali minorili, gli unici che per adesso, guarda caso, non si lamentano affatto. E a ben vedere, non ne hanno motivo, perchè nella giustizia minorile le garanzie della nostra Costituzione democratica sono puramente accessorie e del tutto occasionali, sublimate come sono in un rito arbitrario e in una vasta “area grigia”, fatta di prassi discutibili, nella quale chi vi fa ingresso raramente ne esce senza avere le ossa rotte. E’ un mondo a parte, quello dei tribunali per i minorenni – non a caso il suo rito deriva da quello nato nel “ventennio” -. E’ un modello di giustizia autoritaria dentro uno Stato Democratico.
La separazione dei poteri, in Italia, è una cosa seria. Il Parlamento emana le leggi, la magistratura deve applicarle. Se poi ci si richiama alla giusta attività interpretativa dei giudici, facciamo nostra la tesi del Chiassoni, secondo cui l’interpretazione correttiva di una norma si rende necessaria allorchè “l’Interprete ha accertato una discrepanza fra il testo della legge e la volontà del legislatore, e rimedia alla (asserita) inadeguatezza dell’interpretazione letterale, sostituendola con un precetto il cui ambito di applicazione è, alternativamente, più ampio (lex minus dixit quam voluit) o più ristretto (lex magis dixit quam voluit), e rappresenta pertanto una interpretazione estensiva, oppure una interpretazione restrittiva, di una certa disposizione”. Nel caso della L. 54/2006, invece, la magistratura italiana applica una sua personalissima interpretazione che svuota del tutto l’ambito di applicazione della norma e nega il dettato del Legislatore (il Parlamento, appunto). Ciò determinerebbe una aperta violazione del principio di separazione dei poteri. Un altra anomalia, che attribuisce ai nostri “vostro onore” un odioso privilegio, è quella secondo cui i magistrati sono gli unici professionisti della P.A. a non rispondere dei propri errori: se loro sbagliano paga sempre lo stato pantalone. Si capisce, allora, che la loro impunità sarebbe la causa stessa del loro basso profilo di specializzazione e, sempre più spesso, dei loro errori. Pensateci: se tutti noi avessimo la possibilità di sbagliare a piacimento, ben sapendo di non essere puniti, quali potrebbero mai essere le nostre motivazioni a non sbagliare, ad essere bravi, ad aggiornarci ? Quale sarebbe il nostro grado di responsabilizzazione ? In pratica, abbiamo a che fare con un esercito di impunibili, peraltro ben pagati e sempre più distanti dalla Gente Comune. Un mix micidiale. Eppure, dalle famiglie italiane che noi incontriamo non emerge il sogno di una Giustizia finalmente giusta, bensì solo il desiderio di una Giustizia “normale”. Forse, prima di gridare allo scandalo per le affermazioni del Premier, i vertici della magistratura farebbero bene a guardare dentro la loro casa, e fare un esame di coscienza, ricordandosi che sono le famiglie italiane a pagare i loro stipendi. Se essi desiderano una Politica “normale”, che li rispetti, seguano i desideri di quella gente comune, e si rendano un pò meno potenti e più rispettabili.

Un commento

  1. sarà per questo che dovremo sostenere la pdl 2209 del febbraio scorso prima firmataria on. carolina lussana.
    ma se mi è concesso, ciò che rende impunito il deliberare incosciente dei giudici dei tribunali dei minori è anche il lassismo della pletora di avvocati che noi genitori paghiamo direttamente, voglio dire non con le tasse come succede per i giudici. a loro sono destinati i soldi che potremmo utilizzare in modo più proficuo per far crescere i nostri figli, e loro continuano deliberatamente ad approfittare di questa situazione di illegalità, avallando l'operato bieco dei giudici per puro tornaconto personale, assecondando le lungaggini dei procedimenti e alzando le mani in segno di resa quando noi genitori chiediamo loro di combattere concretamente al nostro fianco, portando loro a conoscenza di fatti legali che nemmeno sanno perchè non si documentano, chiedendo di tirare fuori le palle che non hanno.
    non sono solo i giudici a restare impuniti. anche gli avvocati sono una sofferenza sociale, schierati come sono dalla parte sbagliata, come dicevo per lassismo, o peggio ancora per convenienza.
    Armando Nardi

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