Dalla Romagna,si sottolinea un sistema: IL SISTEMA

lettera proveniente dalla Romagna

Richiesta di Aiuto – Riccione 1.12.09

Scrivo questa lettera perché ritengo di avere raggiunto il limite della mia capacità di comprendere le aberrazioni della società in cui mi tocca di vivere, come uomo e come padre. La mia famiglia è naufragata tra i marosi della burocrazia, delle guerre di genere, e di una giustizia che ha perso il contatto con la realtà e non sa ciò che fa. Nel 2007 la mia compagna decide che è ora di fare un salto di qualità e cambiare compagno, PAZIENZA. Per tre mesi mi trascino tra scuola elementare ed asilo e mi domando perché per poter vedere i miei figli, ai quali sino al giorno prima rimboccavo le coperte e leggevo le favole, ora devo domandare il permesso alla mia ex compagna, ai suoi amici ed a tutti quelli che la signora decide di mettere tra me e loro: mi rivolgo ad un legale che mi chiede quasi duemila euro per scrivere due pagine in cui mi dice che una volta ogni tanto, posso vedere i miei figli, ma che soprattutto è importante che io paghi il mantenimento, dopodichè mi domanda tutta fiera se sono contento dell’accordo che lei ha raggiunto: vorrei domandarle io se dopo averle amputato un braccio senza anestesia, le piace il colore del filo usato per la sutura, ma PAZIENZA. Intanto vado all’asilo a prendere mio figlio per portarlo dal dentista dove la madre non aveva tempo di andare, e mi trovo davanti ad una maestra imbarazzata che mi chiede se “la madre è informata” della mia intenzione, PAZIENZA. Passa poco più di un anno e mio figlio inizia a raccontare di certi accadimenti a cui aveva assistito a casa della madre: siamo nel periodo natalizio, e non trovo nessuno a cui chiedere spiegazioni: la scuola è chiusa, la psicologa della AUSL è in ferie, e quando la trovo mi comunica che non è necessario che io le dica nulla in quanto “sa già tutto” perché glielo hanno raccontato le maestre e lei ha già interessato la procura della repubblica: io sono solo il padre di questi due bambini, cioè sono solo quello che paga e non ha diritto di sapere di ciò che accade ai propri figli se non per bocca di qualcun altro. Un bel giorno mi chiama un assistente sociale, e così faccio anche la conoscenza di queste professioniste del sociale, dotate di una laurea triennale e di un mandato del tribunale dei minori che gli consente (secondo loro) di fare qualsiasi cosa, manco fosse la licenza di James Bond. Costoro mi informano che io e la madre, siamo stati sospesi dalla potestà genitoriale che i bambini verrano collocati, come fossero due sacchi di patate, presso casa mia, salva l’opzione di ricollocarli altrove, se io e la mia nuova compagna non collaboreremo (cioè non asseconderemo alla lettera ogni richiesta dei summenzionati assistenti sociali) con la AUSL. Io e la mia compagna ascoltiamo queste due professioniste del sociale che da dietro ad una scrivania, pretendono di avere il potere di risolvere problemi che non conoscono, parlando dei miei figli come fossero cose, pur non sapendo di loro alcunché e rivolgendosi a persone che hanno una dignità e trenta anni di vita onesta alle spalle, con la sufficienza di chi sta raccontando una storiella che si sa già come andrà a finire, PAZIENZA. Da allora è passato più di un anno, più di cento venti incontri tra audizioni protette, valutazioni delle capacità genitoriali, interrogatori ed udienze sia presso il tribunale dei minori che presso quelli ordinari. Al tribunale dei minori chiedo perché, pur non essendo indagato di alcun reato, io sia stato sospeso dalla potestà genitoriale, il giudice mi risponde testualmente: “ perché, quando informato dei fatti (da chi?!?), sarei dovuto intervenire allontanando i bambini da casa della madre” io le chiedo se mi sta quindi suggerendo di sostituirmi alle forze dell’ordine che stavano indagando sulla vicenda e di commettere un reato che non so se sia sottrazione di minore o rapimento. Risposta “ sarebbe emersa la verità”: si certo, l’Italia è famosa per le verità processuali, PAZIENZA. Uscendo dal Tribunale incontro dei signori che distribuiscono dei volantini e mi fermo a leggerne uno, scopro che non sono il solo che vive vicenda come queste, che esiste una legge, la 54/2006 che dice una cosa ovvia, ignorata ed osteggiata solo da chi ha interesse che al centro delle separazioni restino i genitori a scannarsi ed i figli a soffrire, purché girino i soldi. Questa legge dice “che ogni bambino ha diritto a ricevere eguale cura ed affetto da entrambi i genitori anche dopo la separazione e ad avere eque frequentazioni con entrambi” Mi dico allora che se è così che stanno le cose, è fantastico: i bambini staranno con me per il 50% del tempo e con la madre per il restante 50% perfetto! E invece no: scopro che i tribunali sono restii a cambiare regime e che l’attuazione della legge porterebbe l’attuale genitore affidatario a rivedere la sua condizione economica e che questo non è ben visto: ancora una volta stiamo parlando di soldi: dei bambini non frega nulla a nessuno. Scopro che per la legge italiana per prassi giuridica e non per discriminazione… “la mamma è meglio del babbo”. Scopro che dopo l’approvazione di questa legge fantastica, sono aumentate a dismisura le denuncie di abusi sessuali mosse da un genitore all’altro a carico dei propri figli e scopro che, in molti casi, queste sono false e strumentali (PM Carmen Pugliese, Eco di Bergamo 31.01.09), PAZIENZA. Nel frattempo arrivano la crisi economica, la cassa integrazione, i licenziamenti: nel mondo reale ovviamente, perché a fantasilandia, dove vivono le professioniste del sociale, questo non avviene e mi ci vuole un anno per fargli intendere che fissare degli appuntamenti alle 10.00 del mattino ad uno che ha un lavoro, significa fargli perdere mezza giornata di quel lavoro, metterlo in difficoltà di fronte al suo datore di lavoro e non assisterlo per nulla dal punto di vista sociale: mi sento rispondere le cose più strane “per i figli si deve fare qualsiasi cosa”,“ se facessimo gli incontri quando vuole la gente, staremmo qui fino a mezza notte, non ci pensa alle nostre famiglie?” Alla mia però che non ha chiesto di avere a che fare con nessuna di queste persone, non ci pensa nessuno. E nemmeno la madre ci pensa troppo: di colpo dopo l’allontanamento dei bambini, le esigenze economiche che gli riguardano diventano leggere leggere: di colpo non c’è più la mensa da pagare, di colpo non ci sono più i vestiti, il dentista, la psicologa. Di colpo tutto questo diventa una incombenza che riguarda solo il padre, quello strano essere dotato di un neurone solo capace di comandare la mano destra di infilarsi nella tasca destra ed estrarre il portafoglio….stranamente però gli assegni famigliari restano attaccati alla busta paga della mamma e non servono le richieste rivolte alle professioniste del sociale per correggere questa “dimenticanza” e neppure gli inviti bonari, ma è necessaria una bella denuncia, PAZIENZA. Intanto però le professioniste del sociale tessono la loro tela, “sentono” che la mamma è adeguata. Cosa avranno usato per arrivare a questa sintesi: una bacchetta da rabdomanti? una profonda indagine conoscitiva? Sei ore di colloqui, due di “gioco spontaneo con i bambini” in una stanza con un vetro unidirezionale e telecamera ed un test MMPI, quello che facevano al servizio militare per capire se hai tendenze omicide prima di darti un fucile in mano: si tratta di un test di personalità, non misura se sei un buon genitore: dice se hai tendenza socialmente pericolose, oltre ovviamente a farti odiare i fiori, i fioristi ed i quadri con i fiori…..Da questo test risulta che io avrei una personalità rigida e potenzialmente non in grado di sopportare lo stress se sottoposto a situazioni di crisi: praticamente l’uomo qualunque. A questi indagatori delle profondità della mente umana, non interessa conoscere la persona, la storia, le difficoltà, le attese, la cultura, i percorsi e le responsabilità: a queste persone interessa avvalorare una scelta già fatta: non c’è una coppia genitoriale in difficoltà e da aiutare a tornare in carreggiata, non ci sono due bambini che hanno diritto ad avere entrambi i genitori, no nulla di tutto ciò: c’è un genitore “adeguato” ed uno meno adeguato: non importa se uno dei due è indagato per reati penali, non importa se si è trattenuto gli assegni famigliari destinati ai figli, non importa se non ha partecipato alla loro vita quotidiana e si fa scudo del servizio sociale per evitare di affrontare i problemi, i suoi e quelli dei suoi figli. Non importa neppure se le sua risorse finiscono dall’estetista e dalla manicure. Non importa. La madre è adeguata ed al tribunale questo arriva, perché “se lo ricordi ****, la regia del progetto, è nostra” PAZIENZA. Di quale regia si stà parlando domando recentemente, dopo avere messo sedute nella stessa stanza Tutore ed assistente sociale? Perché da un lato c’è un mandato del tribunale che determina dei compiti precisi per il servizio, e dall’altro mi viene detto che il servizio sociale può prescindere da questo mandato? Perché da un lato c’è un procedimento penale che ha delle regole, per cui io non posso difendere mio figlio perché sospeso dalla potestà genitoriale, e gli indagati non devono entrare in contatto con l’offeso in assenza di controlli, mentre dall’altra il servizio sociale chiede che la modalità protetta, con cui avvengono gli incontri, venga rimossa? Chiedo e ricevo risposte contraddittorie: una mi dice che può fare quello che gli pare, l’altra che non si può, che ci sono delle regole. Questa è il livello di professionalità degli operatori sociali al cui giudizio sono sottoposti i genitori e della cui protezione godono i loro figli. Tutto quello che ho fatto sinora, tutta la mia esperienza lavorativa e personale mi insegnano e confermano che al potere corrisponde la responsabilità e più grande è il potere maggiore è la responsabilità, salva l’ipotesi in cui fai l’assistente sociale, proprio coloro che di responsabilità ne hanno di più grandi. Domando ai miei avvocati a chi possa rivolgermi, a chi possa chiedere chiarimenti circa eventi e circostanze che ritengo inique, potenzialmente dannose per i miei figli e per la mia persona: al tutore!? no al tutore no! al tribunale dei minori allora! Si, ma è meglio di no perché potrebbe beccarsi una denuncia per calunnie, poi se si mette contro i servizi sociali poi è una guerra…. Quale stato di diritto civile, quale democrazia è quella in cui un cittadino deve covare la vigliaccheria e se chiede un chiarimento, viene denunciato? Uno stato in cui vige la delazione. Io non insegnerò questo ai miei figli, io non coltiverò dei sudditi ossequiosi capaci solo di voltarsi dall’altra parte davanti ad ogni ingiustizia, striscianti davanti alla prepotenza; io farò del mio meglio per crescere degli esseri umani che dovranno essere in grado di stare in piedi, pioggia o vento, di fronte alla vita, senza perdere la loro umanità e rispondendo delle loro azioni, e che quand’anche dovessero piegare il capo, sapranno farlo per dare un bacio ai loro figli e non per soggiacere ad una ingiustizia. Questo credo, e la pazienza è finita. Se questi professionisti del sociale agiscono fuori dal seminato, magari in buona fede, se sbagliano, magari senza intenzione, e creano disagi, dolori e sofferenze più di quanto non ne abbiamo già vissuti i miei figli, la mia compagna ed io, chi sarà in grado di sanarli, chi ne risponderà, che non sappiamo manco a chi chiedere? Il Gabibbo? Mi sono documentato, ho parlato con molte persone esiste la possibilità, avvalendosi di psicologi seri, di arrivare ad una mediazione tra i genitori, che riporti il focus, il centro dell’attenzione sui bambini e così l’ho proposto alla madre cercando anche in questo sponda nel servizio, mi è stato risposto che “ è prematuro, che la madre forse non è pronta ed in questa fase sarebbe meglio attendere una decisione del giudice” ma se la madre è adeguata, come può essere che non sia pronta a fare ciò per cui viene ritenuta adeguata, ossia parlare insieme al padre di ciò che riguarda i figli, del loro bene e delle loro esigenze, in un contesto che necessariamente deve essere diverso da quello che istituzionalmente è preposto a giudicarli in quanto longa manus del tribunale? Si tratta di una contraddizione in termini, ma cercare di spiegarlo a chi non vuole sentire ha lo stesso effetto che si ottiene provando a spalare l’acqua con un rastrello. Non auspico che la madre dei miei figli patisca conseguenze non necessarie da questa vicenda, e sono fermamente convinto che non sarà un giudice a rimettere la minima armonia necessaria tra i genitori, se non saranno questi per primi a volerlo per amore dei loro figli, non per ossequio ad un ordine, o timore di una punizione. Desidero che chi, chiamato a svolgere delle valutazione, lo faccia da professionista, senza pregiudizio e scevro dal desiderio, dichiarato o meno, di favorire una parte a discapito dell’altra e dei bambini. Credo si chiami giustizia questa attesa e spero che scrivendo qui tutto questo che non mi è riuscito di riportare in maniera più sintetica, si comprenda il mio inenteo e che qualche risposta arrivi. A Correggio (RE), c’è una donna, una mamma che, dopo essere stata privata dei figli dai servizi sociali di San Giovanni in Persiceto, ha aderito ai programmi del servizio cambiando radicalmente vita eppure, la nota dei Servizi recita che “La signora, tuttavia, non riconoscendo alcuna sua responsabilità e difficoltà personale, ha aderito a queste proposte senza sviluppare alcun cambiamento.” (Adiantum: Eleonora Montanari 15.11.09) Una adesione formale in un caso fa presumere una adeguatezza priva di oggettivi elementi di riscontro, dall’altro una adesione sostanziale, un cambiamento fattivo, viene svilito ad atteggiamento di comodo. Ad oggi questa vicenda è costata in termini di tempo e dolore una cifra incalcolabile, in termini di valore più di 10.000,00 euro, e se ne dovessimo fare una questione di soldi, è molto probabile che quelli come me siano condannati a perdere senza rimedio, di fronte a più danarosi. Mi vergogno molto di questi soldi, mi vergogno di averli spesi per difendere i miei figli dalla loro madre e non per averli destinati ad aiutarli a studiare, a viaggiare e costruire il loro futuro, spero che si vergogni altrettanto lei dei suoi e più di tutti spero che si vergognino tutti coloro che da questa e da vicende come queste hanno tratto guadagno. Portando una sera, questa estate, in ospedale mio figlio con la febbre alta, mi domandavo esattamente questo: Come è possibile tacere oltre? Per quanto grande sia il timore delle conseguenze, non potrà contare sul mio silenzio chi le perpetra.

papariccione@hotmail.it

Un commento

  1. che tristezza leggere lo scritto di questo papà che bene descive quanto accade in Italia, nei tribunali e nelle sedi dei S Sociali.
    Migliaia,migliaia e migliaia sono le lettere come queste scritte dai papà.
    6 anni fà iniziò la mia storia,la tortura dei miei figli da parte dei S Sociali….cominciai a leggere sui vari forum le storie di tanti papà e,leggendo,leggendo, mi iscrissi al mio primo forum e scelsi il mio nikname :-" Pensavodiessersolo".

    Ciao caro amico della Romagna,un forte abbraccio da un papà come te.

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