Questa è la storia di un povero bambino che non ha mai avuto un padre, figlio di una donna allo sbando. Tre anni dopo (29 dicembre 2009) il maresciallo Francioso entra, per servizio, in una casa della zona dove la donna è stata uccisa dal suo convivente. Nella stanza accanto dorme “quel bambino” tornato a casa dalla mamma per Natale (i servizi sociali avevano concesso visite alla madre nei periodi festivi evidentemente) bambino che il destino ha rimesso nuovamente sulla sua strada. “Questa volta non lo lascio in comunità, chiedo l’affido!” decide il maresciallo Franzoso.
Il Tribunale dei Minori però in prima istanza risponde di “No”, ma il maresciallo non si arrende – “mi aspetta, mi ha chiesto di non lasciarlo” – deciso a fare ricorso per dare una famiglia a quel povero bambino.
Va detto che i tribunali dei minori che lavorano a stretto contatto con servizi sociali e case famiglia non sono nuovi a questi rifiuti, facendo passare anni o addirittura non concedendo mai l’adozione dei bambini col risultato che questi poveretti crescono in asettiche e fredde “comunità/case famiglia” (a tutti gli effetti una sorta di collegio/orfanotrofio). Molte associazioni di cittadini sostengono che queste case/comunità hanno interesse a “tenere” più bambini possibile in quanto riceventi di fondi pubblici e corposi finanziamenti proprio in base al numero di bambini presenti, rappresentando inoltre un costo notevole per lo stato ed i contribuenti, stimato ad esempio nel recente libro “presunto colpevole” di l.steffenoni in circa 250euro/giorno per circa 26.000 minori (oltre 2miliardi di euro/anno) tenuti in queste strutture.
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Che un normale cottadino si arrabbi con le istituzioni per la loro insensibilità è un fatto abbastanza ricorrente, ma che a protestare contro il sistema sia un carabiniere è un fatto che ci fa pensare, perchè ripropone l’uomo che si “spoglia” della veste di tutore dello stato e torna ad essere solamente uomo.
Quando si parla di bambini in difficoltà o abbandonati il cuore si fa tenero e l’istinto prevale, scattano meccanismi inconsci, emerge un sistema che ci fa riaffiorare quanto la vita sia sacra e da tutelare, soprattutto verso i più piccoli, così inermi e bisognosi di protezione. Scatta la molla della cura,da parte di noi adulti. Scattano meccanismi sottili di umanità, di coscienza, d’amore, utili a generare quella accoglienza indispensabile per tutelare la minima dotazione di autonomia di questi piccoli.
Questa vicenda racconta che il SISTEMA non fa preferenze fra uomini qualunque e militari, ma insegna anche che il SISTEMA è scevro di sentimenti; è ricolmo di procedure collaudate inossidabili intattaccabili e dure da smuovere, asettiche epurate da sentimenti e basate su convenzioni che mirano a trovare soluzioni troppo spesso lontane dal comune BUONSENSO e lontane anche dalla capacità di cogliere all’istante opportunità che potrebbero risolvere drammi in poche battute e nel migliore dei modi per tutti, con risparmio di dolore denaro.
Quando la legge si manifesta in questa impietosa imparzialità e sovrana impone le regole del disagie e sofferenza, non può che farci riflettere sulla sua efficacia e metodo.
Il buonsenso vorrebbe che il piccolo bambino avesse già trovato una casa, mentre la legge lo rimbalza in quei luoghi desertificati da sentimenti e ricolmi di funzionalità che sono gli affidi in comunità, famiglie spersonalizzate, le famiglie di nessuno. Strutture controllate che rientrano in uno schema collaudato; funzionale al sistema ma non alla nostra coscienza di genitori e adulti sensibli e ancora più lontano dai bambini e dal loro bisogno di sentirsi in una famiglia vera adosso, con affetti reali, scevri da interessi, senza regole da orfanatrofio e figure di riferimento fittizie.
Quando la legge e chi la gestisce, sa esordire solo in questi modi, rodati e così asettici, lontani da quell’aura di amore che occorre in questi casi, non può che destar sdegno. Questo significa che c’è molto da fare ancora anche nel campo delle politiche per i minori. Occorre davvero lavorare anche nella ristrutturazione dei servizi sociali che agiscono spesso con una rountine utile a giustificare solamente il loro lavoro e non certo per tutelare i minori, e men che meno la nostra coscienza collettiva di adulti e genitori responsabili che sobbalza indignata pensando al quel benessere” fittizio che troveranno questi bambini come quello di questa storia .
Vogliamo davvero questo SISTEMA che allontanano i bambini da chi li ama e li immerge in realtà di convenienza? ?
Ecco perchè sorge spontaneo pensare che gli interessi dei minori, gestiti così, celano interessi di adulti. Ecco perché siamo certi che i politici il loro lavoro non sappiano farlo e siano capaci di ascoltare la gente solo nelle grandi campagne pre-elettorali per poi dimenticarsi di tutto una volta arrivati al potere.
Chi si occupa di famiglia e di minori ha il dovere di metter EFFICACEMENTE E SVELTAMENTE mano al SISTEMA GIUSTIZIA MINORILE, a partire dal mondo degli affidi per arrivare a chi si occupa di minori e famiglie come il tribunale dei minori che con un ordinamento vecchio di mezzo secolo appare sempre più lontano dalla attuale realtà, non più adeguato capace solo di spartire e dividere affetti e minori come fa oggi, sempre più lontano dalle nostre anime, coscienze, culture, conpreso quella degli affetti verso la prole, tribunale sempre più lontano da questa società fiera di amare i figli anche dopo le separazioni coniugali. Dinosauro incartapecorito dell’alba di una società che ha galoppato e lo ha distaccato rendendolo inadeguato bel lungi dal cogliere l’evoluzione sociale e a questa rispondere con maestria ed efficacia.
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Desiderate un ulteriore input sull’innefficienza del sistema infanzia abbandonata in italia?
Vi basti pensare agli italiani che per avere bambini in adozione si rivolgono a quelle internazionali trovandole meno lunghe ed estenuanti che non in patria. Si rivolgeno così a paesi del terzo mondo anzichè rendersi disponibili ad adotrtare bambibni italiani. Vi srovate normalità in questo? Sorge spontanea una domanda: I bambini italiani chi li adotta? forse gli stranieri? Viene da chiederselo…visto il giro di denaro che c’è dietro alle comunità di accoglienza minorile.
Sgradevole la puzza di convenienze, di accordi fra poteri, e pastette politiche torna ad ammorbare l’aria di un paese incapace di rinnovarsi eticamente e fondamentalmente anche laddove i VALORI fondamentali necessitano di rispetto.
Anno nuovo …..stessa invereconda realtà.
La Redazione
