Spesso te li tolgono… poi devi CONGELARTI,
(ma non sempre. Leggete le due notizie contrapposte.)
http://www.piacenzasera.it/
Genitore perseguita un assistente sociale:condannato al risarcimento
Risarcimento per l’assistente sociale del Comune di Piacenza vittima di stalking. Lunedì si è tenuta davanti al Tribunale di Piacenza l’udienza con la quale si è concluso il processo a carico di un piacentino imputato per stalking nei confronti di una pedagogista dell’Area minori presso i Servizi sociali (vedi la notizia del giugno scorso)
L’imputato ha risarcito con 10.000 euro, oltre le spese legali, la parte offesa, e il Comune ha accettato il risarcimento simbolico di 1.000 euro oltre le spese legali: a fronte della rifusione dei danni ad entrambi le parti civili, l’assistente sociale ha rimesso la querela.
L’Ente si era infatti costituito parte civile, accanto alla diretta interessata, perché il comportamento minaccioso e molesto tenuto dall’imputato aveva recato un danno alla funzionalità del sevizio, in quanto gli episodi di stalking erano avvenuti sia sul telefono dell’assistente sociale che nei locali comunali, incidendo così sul regolare svolgimento del lavoro dei servizi nel loro complesso.
Il rilievo della vicenda sta da un lato nel riconoscimento del danno a favore della vittima, che ha dovuto essere risarcita con una cifra consistente, e dall’aver dovuto riconoscere, da parte dell’imputato, di aver arrecato un pregiudizio anche all’ente pubblico, quale datore di lavoro della diretta interessata, con la sua condotta penalmente rilevante: da quando lo stalking è previsto dalla legislazione penale italiana come reato a sé, non si conoscono precedenti analoghi.
Ciò non può che costituire un monito ad evitare condotte simili nei confronti di dipendenti pubblici, in particolare per coloro che rivestono ruoli delicati e non facili, quali appunto gli assistenti sociali. Il 40enne piacentino perseguitava un assistente sociale del Comune di Piacenza. La donna ha gestito la delicata situazione familiare dell’uomo: continue liti furibonde in casa con la moglie, spesso sfociate nell’intervento della polizia (una sera per ben tre volte). Alla fine è giunta la decisione del Comune di togliere l’affidamento del figlio di due anni, per darlo ad un’altra famiglia. Da qui l’uomo ha iniziato una lunga serie di molestie ai danni dell’assistente sociale, oltre centro sms contenenti minacce, un’irruzione nell’ufficio della donna e l’aggressione di colleghi.
L’imputato ha risarcito con 10.000 euro, oltre le spese legali, la parte offesa, e il Comune ha accettato il risarcimento simbolico di 1.000 euro oltre le spese legali: a fronte della rifusione dei danni ad entrambi le parti civili, l’assistente sociale ha rimesso la querela.
L’Ente si era infatti costituito parte civile, accanto alla diretta interessata, perché il comportamento minaccioso e molesto tenuto dall’imputato aveva recato un danno alla funzionalità del sevizio, in quanto gli episodi di stalking erano avvenuti sia sul telefono dell’assistente sociale che nei locali comunali, incidendo così sul regolare svolgimento del lavoro dei servizi nel loro complesso.
Il rilievo della vicenda sta da un lato nel riconoscimento del danno a favore della vittima, che ha dovuto essere risarcita con una cifra consistente, e dall’aver dovuto riconoscere, da parte dell’imputato, di aver arrecato un pregiudizio anche all’ente pubblico, quale datore di lavoro della diretta interessata, con la sua condotta penalmente rilevante: da quando lo stalking è previsto dalla legislazione penale italiana come reato a sé, non si conoscono precedenti analoghi.
Ciò non può che costituire un monito ad evitare condotte simili nei confronti di dipendenti pubblici, in particolare per coloro che rivestono ruoli delicati e non facili, quali appunto gli assistenti sociali. Il 40enne piacentino perseguitava un assistente sociale del Comune di Piacenza. La donna ha gestito la delicata situazione familiare dell’uomo: continue liti furibonde in casa con la moglie, spesso sfociate nell’intervento della polizia (una sera per ben tre volte). Alla fine è giunta la decisione del Comune di togliere l’affidamento del figlio di due anni, per darlo ad un’altra famiglia. Da qui l’uomo ha iniziato una lunga serie di molestie ai danni dell’assistente sociale, oltre centro sms contenenti minacce, un’irruzione nell’ufficio della donna e l’aggressione di colleghi.
http://www.piacenzasera.it/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?id_prodotto=18195&id_categoria=
Tolta la potestà agli S.S. di Reggio Emilia
E’ di pochi giorni fa la notizia che ai Servizi Sociali della citta di Reggio Emilia è stata tolta la potestà di una bambina. La loro condotta risultava pregiudizievole nei confronti della minore figlia di due genitori reggiani, che per ottenere di vedere la loro figlia stavano impazzendo, la consegunza è stata che i due genitori hanno pensato di portarsela via, per poi riportarla indietro dopo qualche tempo e far scoppiare il bubbone. Il caso ha destato molto caos nelle strutture cittadine dei Servizi Sociali e mentre i vari responsabili si sono sperticati in dichiarazioni sui giornali per riportare dignità all’operato degli S.S., quello che si evinceva era che qualcosa che non aveva funzionato a dovere e a chiedere un chiarimento ai Servizi Sociali, mentre spostava la potestà presso un legale, ci ha pensato il Dott. Millo presidente del TdM regionale, dopo averli esautorati.
