I papà più premurosi e attenti alla crescita dei loro figli? Gli operai, con qualifica media o specializzata (20%) e gli impiegati (15%). Sono infatti le categorie che richiedono maggiormente il congedo di paternità dal lavoro, un costume che a dieci anni dall’introduzione in Italia resta comunque ancora poco praticato. Assai diversa la situazione tra i manager. Solo il 3% dei quadri ha chiesto di assentarsi per un periodo con l’obiettivo di dedicarsi alla prole, mentre addirittura nessun dirigente ha fatto questa scelta. Lo rivela un’indagine di Adecco, attiva nella gestione delle risorse umane, su un campione di 100 aziende italiane, dalla quale è inoltre risultato che il 62% delle imprese intervistate dichiara di non aver nemmeno ricevuto una richiesta di congedo di paternità. Ma quale la principale ragione per cui due categorie meno abbienti fanno questa scelta più volentieri? “Abbiamo fatto una semplice ipotesi legata alla griglia retributiva. Il manager ha infatti la possibilità di pagare una baby sitter che si prenda cura del suo bambino nei primi mesi di vita, mentre l’operaio e l’impiegato preferiscono per ragioni economiche non investire a lungo termine in una persona alla quale deve pagare i contributi e stare a casa per il periodo consentito dalla legge, anche se con una riduzione dello stipendio (decurtato al 30%)”, spiega Ilaria D’Aquila, responsabile hr di Adecco Italia, per cui inoltre è l’azienda che deve creare una cultura a questo proposito tra i suoi dipendenti.
Per invogliare il suo personale Adecco ha per esempio concesso ai neopapà un giorno di congedo. In questo modo attualmente il 3% della sua forza lavoro maschile (24% del totale) fa richiesta di un congedo, in media della durata di un mese. “Si cerca di andare sempre più verso una work life balance, vale a dire un maggiore equilibrio tra energie dedicate al lavoro e energie dedicate alla vita privata, motivo per cui si cerca di essere flessibili concedendo per esempio un orario part-time non solo alle donne”, continua la D’Aquila, per cui, inoltre, non è legata a motivi di carriera la mancanza di richieste da parte dei dirigenti.Secondo l’inchiesta sono sempre le donne a richiedere più spesso congedi e permessi retribuiti per motivi familiari, più per un fattore culturale (nel 44,5% dei casi) e per scelte di coppia legate anche a motivi economici (41,8% dei casi). Ci sono differenze poi a livello territoriale, per quanto riguarda le diverse regioni: il maggior numero di “mammi” risiede in Lombardia, seguiti dal Lazio, dall’ Emilia Romagna, dalla Toscana, dal Piemonte e dalle Marche. E conta molto ovviamente anche la dimensione della società. Sono infatti le multinazionali a spingere con più convinzione i suoi papà a cogliere questa opportunità, anche perché hanno maggiori possibilità di una piccola azienda di sostituire la persona assente. Irene Consigliere
