Rischia una condanna per violenza sessuale il padre che si accerta personalmente che la figlia non sia più vergine.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17542 di oggi, ha accolto il ricorso della Procura presentato contro la decisione della Corte d’Appello di Torino che aveva derubricato in violenza privata le accuse di stupro nei confronti di un padre che, per accertarsi della verginità della figlia, “l’aveva denudata” e “aveva introdotto fugacemente le dita della mano nella vagina”.
Subito dopo la ragazza era scappata di casa e aveva denunciato l’accaduto. Così erano scattate le accuse per violenza sessuale e violenza privata. In primo grado l’uomo era stato condannato per entrambe i reati, poi in secondo grado i giudici avevano escluso lo stupro perché mancava nell’azione un intento libidinoso. A questo punto l’accusa ha fatto con successo ricorso in Cassazione. sostenendo che «l’esplorazione vaginale su donna non collaborativa non solo non può produrre alcun risultato certo e non esclude che l’uomo, sebbene fortemente contrariato dalla presunta disdicevole condotta della figlia, avesse agito su impulso sessuale».
Gli Ermellini lo hanno accolto affermando che “la configurabilità del reato sessuale è stata esclusa dando decisivo rilievo al contesto in cui l’atto sessuale è stato compiuto dal quale si desumerebbe che lo stesso fosse diretto a umiliare la figlia per la sua leggerezza nei costumi, ma ciò non esclude la valenza prevaricatoria del gesto sessuale potendo l’intento punitivo essere conseguito con modalità meno invasive della libertà di determinazione del soggetto passivo”. Quindi, “con illogica motivazione è stato ritenuto che nulla di libidinoso ebbe a stimolare l’imputato, sicché la sentenza deve essere annullata per nuovo esame con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Torino che si adeguerà ai principi sopraindicati”.
Fonte: www.cassazione.net
Chi fosse interessato alla sentenza integrale, può richiederla contattando il ns sito
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17542 di oggi, ha accolto il ricorso della Procura presentato contro la decisione della Corte d’Appello di Torino che aveva derubricato in violenza privata le accuse di stupro nei confronti di un padre che, per accertarsi della verginità della figlia, “l’aveva denudata” e “aveva introdotto fugacemente le dita della mano nella vagina”.
Subito dopo la ragazza era scappata di casa e aveva denunciato l’accaduto. Così erano scattate le accuse per violenza sessuale e violenza privata. In primo grado l’uomo era stato condannato per entrambe i reati, poi in secondo grado i giudici avevano escluso lo stupro perché mancava nell’azione un intento libidinoso. A questo punto l’accusa ha fatto con successo ricorso in Cassazione. sostenendo che «l’esplorazione vaginale su donna non collaborativa non solo non può produrre alcun risultato certo e non esclude che l’uomo, sebbene fortemente contrariato dalla presunta disdicevole condotta della figlia, avesse agito su impulso sessuale».
Gli Ermellini lo hanno accolto affermando che “la configurabilità del reato sessuale è stata esclusa dando decisivo rilievo al contesto in cui l’atto sessuale è stato compiuto dal quale si desumerebbe che lo stesso fosse diretto a umiliare la figlia per la sua leggerezza nei costumi, ma ciò non esclude la valenza prevaricatoria del gesto sessuale potendo l’intento punitivo essere conseguito con modalità meno invasive della libertà di determinazione del soggetto passivo”. Quindi, “con illogica motivazione è stato ritenuto che nulla di libidinoso ebbe a stimolare l’imputato, sicché la sentenza deve essere annullata per nuovo esame con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Torino che si adeguerà ai principi sopraindicati”.
Fonte: www.cassazione.net
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