Revisione della legge dell’infanticidio in Canada
“Voi bastardi senza cuore!” Queste parole hanno risuonato in un’aula del tribunale di Wetaskiwin, attacco verbale che Ryan Effert a rivolto alle otto donne e quattro uomini della giuria, che avevano appena trovato la sorella di 20 anni, Katrina, colpevole di aver ucciso il suo bambino appena nato.
Ryan Effert è stato il primo a scatenarsi contro la giuria, ma le sue irate parole hanno fatto l’eco di molti altri. Gli avvocati difensori, esperti legali, membri del pubblico, sono tutti sconvolti e sconcertati per la decisione del 26 settembre.
Katrina Effert, è entrata nel palazzo di giustizia in Wetaskiwin lo scorso settembre. La sua condanna per omicidio di secondo grado, invece di infanticidio, ha sorpreso molti osservatori legali.
Una lettera scritta al giornale riassume le critiche prevalenti. “Sono rimasta scioccata dal verdetto e dalla sentenza,” ha scritto CR Carter di Leduc. “Quel che a lei serve è un sacco di assistenza, non di punizione. Mandarla in carcere non servirà come deterrente per le altre madri nella stessa situazione, poiché sarebbero comunque troppo “disturbate mentalmente” in quel momento per prendere in considerazione le conseguenze, proprio come lo era Effert. “
Uno degli avvocati difensori più rinomati di Edmonton, Peter Royal, è venuto in aiuto di Effert, prendendo a suo carico l’appello del caso. Giovedì, Royal ottenne che a Effert fosse concessa la libertà provvisoria in attesa del processo d’appello. Egli ha detto alla corte che sta ancora studiando il caso, e sosterrà probabilmente che la decisione della giuria sia immotivata e debba essere annullata.
Il verdetto Effert è stato definito una estrema partenza riguardo al modo in cui i tribunali trattano le donne che uccidono i loro neonati, un crimine noto come “neonaticidio”, cioè l’uccisione di un bambino entro le 24 ore dalla nascita. La compassione, piuttosto che le lunghe pene di carcere, è la norma per una madre infanticida, cioè quella che secondo la legislazione canadese uccide il suo bambino inferiore a un anno di età.
” Il verdetto di omicidio di secondo grado di Effert è completamente sfasato rispetto alla giurisprudenza in altre province”, afferma Kirsten Kramar, esperto canadese di infanticidio dell’Università degli Studi di Winnipeg. “Non è stata una sentenza giusta”.
La pena a 10 anni senza condizionale per Effert – la pena minima obbligatoria per omicidio di secondo grado – è senza precedenti per un caso di omicidio infantile, almeno nei tempi moderni. Nessuna donna canadese è andata in prigione per più di un anno per questo crimine da quando è stata emanata la norma di legge per l’infanticidio nel 1948. Le madri dichiarate colpevoli di solito non vengono condannate a pene detentive in carcere, afferma Kramar.
Ma indipendentemente di quanto la sentenza di Effert si sia dimostrata estrema, la stessa sentenza fa parte di una tendenza che ha visto molti canadesi considerare il diritto alla vita dei neonati prima di qualsiasi simpatia per le madri infanticide. Questo cambiamento di atteggiamento è cresciuto in queste decade di pari passo e come conseguenza del cambiamento sociale che ha migliorato le condizioni delle madri single.
Le madri single nel passato erano stigmatizzate ed isolate assieme ai loro figli definiti bastardi. La scelta di tenere il bambino per una donna rappresentava la povertà e la disgrazia.
Tali circostanze sociali non esistono più per la maggior parte delle madri single. La contraccezione, l’aborto, l’affidamento e le agenzie di adozione sono tutte scelte disponibili. Basta solo una telefonata al 911 per ottenere le cure d’emergenza.
” Di fronte ad una gravidanza indesiderata oggi le donne hanno a loro disposizione un certo numero di alternative meno disperate di una volta.” ha osservato Beverley McLachlin, presidente della Corte Suprema, nella sua relazione del 1991 “Criminalità e Donne – Parità Femminile e Diritto Penale”
Questi sviluppi hanno portato alcune persone – e probabilmente alcuni di quelli della giuria di Wetaskiwin – a considerare l’uccisione di un neonato non più come l’atto giustificabile di una donna completamente disperata, ma come l’ultima forma di abuso sui minori.
Così come il caso Effert ha ingenerato un aspro dibattito, così succede con la normativa dell’infanticidio stessa. Accademici, medici e legali sostengono che la legge del 1948 si basa su una scienza screditata e una nozione obsoleta che le donne siano fragili creature irrazionali. Come sostiene McLachlin, la legge dell’infanticidio in Canada è “basata sul presupposto discutibile che l’esperienza del parto temporaneamente riduce la responsabilità e la capacità morale di una donna”.
Tali dubbi hanno alimentato le richieste di cancellare la norma.
Al centro del dibattito sociale e giuridico sull’infanticidio si pongono alcune questioni provocatorie: le donne che commettono infanticidio sono razionali? O sono sbilanciate da cambiamenti ormonali associati al parto?
Se queste donne sono razionali, ma comunque vengono spinte ad uccidere dovuto a disperati fattori psicologici e socio-economici, dovrebbe il giudice mostrare compassione? Oppure dovrebbero essere trattate come ogni altro killer intenzionale?
Nei tempi antichi, l’infanticidio era visto come una pratica razionale e accettabile. McLachlin scrive “L’infanticidio era un mezzo moralmente e giuridicamente accettabile per controllare il numero della popolazione nelle società pre-cristiane e non cristiane, società ammirate come l’antica Grecia e Roma”.
”Nelle società di cacciatori-raccoglitori, dove la gente lottava per la sopravvivenza, l’infanticidio era considerato una necessità”, afferma la criminologa Rosemary Gartner dell’Università di Toronto, autrice di un nuovo studio sull’infanticidio. “Era quasi un obbligo, non solo nei confronti dei propri figli, ma anche nei confronti del gruppo, non introdurre un’altra bocca da sfamare se c’èra stata siccità o una stagione di caccia senza successo.”
La prima grande sfida per la non accettazione morale dell’infanticidio venne dai primi profeti ebrei e cristiani. Loro predicavano che tutti gli esseri umani, compresi i neonati, sono figli di Dio,(perciò pari in valore).
“La religione cristiana ha sempre stigmatizzato qualsiasi interferenza non naturale nella gravidanza e nella nascita, in particolare la contraccezione e l’aborto. Questo, abbinato alla sua enfasi per la santità della vita, furono la base per la censura morale dell’infanticidio”, scrive la criminologa Judith Osborne Università della British Columbia nella relazione del 1987 Il Crimine dell’Infanticidio.
Nel sedicesimo secolo in Inghilterra, il fervore religioso indusse a dure leggi contro l’infanticidio, mettendo a morte molte madri infanticide. Intorno al 1700, tuttavia, le giurie diventano riluttanti a condannare. Allora, la madre infanticida era diventata degna di pietà.
McLachlin scrive “Molte di queste donne erano domestiche ingravidate dal loro datore di lavoro o dal figlio del datore di lavoro. Se la gravidanza veniva scoperta, non solo avrebbero subito un severo ostracismo sociale e perso ogni prospettiva di matrimonio, ma anche rischiavano di perdere il lavoro e di non essere poi in grado di trovare altri lavori domestici …. Era orribile, le donne giovani erano spinte a uccidere i loro neonati, risultato inevitabile delle condizioni in cui si trovavano”
Anche in Canada hanno esistito leggi severe. Ma, come in Inghilterra, le giurie canadese spesso scolpavano le donne anche in presenza di prove schiaccianti. Era ritenuto accettabile per una madre single uccidere suo figlio illegittimo. “Loro (i giurati) avrebbero detto: Certamente avrà voluto nascondere la sua vergogna”, scrive Kramar.
”In un caso tipico, la diciannovenne Annie Rubletz di Yorkton, Sask., fu trovata colpevole nel giugno 1940 e condannata a morte, dopo essere stata sedotta dal marito di sua sorella, per il quale lavorava come bracciante agricola,” scrive Kramar nel suo libro del 2005, “Indesiderate maternità, indesiderati Bambini”.
Rubletz ammettete di aver deliberatamente soffocato il bambino. Il giudice emanò la pena di morte obbligatoria, ma fu sollecitata clemenza per lei a causa delle sordide circostanze della sua vita. Ne seguì un tumulto, con molti dicendo che era il padre, non Rubletz, il vero colpevole.
“E ‘ora che anche gli uomini in questi casi siano puniti” scrisse una lettera a Regina Leader-Post. “Lasciano le ragazze da sole a sopportare la vergogna di tutto questo, rovinando probabilmente molte di più, rimaste anonime.” Alla fine, la condanna a morte di Rubletz si ridusse a un anno di carcere.
Una ragione fondamentale per la simpatia per le madri infanticide, scrive Osborne, risiede nel fatto che le vittime erano infanti e, nella visione tradizionale delle cose, non erano considerati pienamente essere umani.
Come il noto esperto legale inglese James Fitzjames Stephen (1829-1894) disse a proposito dell’uccisione di bambini: “Non si può stimare la perdita del bambino stesso, non se ne conosce. Per quanto riguarda il pubblico, non provoca nessun allarme , perché è un reato che può essere commesso soltanto da parte delle madri sui loro figli appena nati. “
Fino a tempi recenti, i bambini erano considerati come la proprietà virtuale del genitore. “La gente lo riteneva una pratica delle donne, e non vedevano in ciò un crimine”, spiega Kramar. “Se si possiede la responsabilità della cura dei figli, si dovrebbe poter decidere cosa fare di loro. Le donne avevano una maggiore autonomia.”
Una svolta radicale nel pensare diversamente l’infanticidio avvenne nel diciannovesimo secolo, quando sorse l’argomento che il crimine non era un atto del tutto razionale, ma era causato da squilibri mentali relativi al parto e all’allattamento al seno. Nel 1920 i professionisti di sesso maschile nei nuovi settori di psicologia e di psichiatria parlano, nella letteratura sull’infanticidio, di “demenza di allattamento” e ” psicosi di esaurimento “, dice Gartner.
“C’era la convinzione che gli uomini erano le persone razionali legate alla mente e le donne erano molto più legate ai loro cicli riproduttivi e alla loro biologia,” dice. “Quindi con i cambiamenti ormonali, si presupponeva che le donne dovevano impazzire durante il loro periodo mestruale, la gravidanza e l’allattamento. Qualsiasi condizione che causava cambiamenti nei livelli ormonali nelle donne era assunta ad essere strettamente legata alle loro capacità razionali”.
Si pensava, ad esempio, che le donne fossero molto più influenzate dalla luna, poiché avevano dei fluidi nei loro corpi che scorrevano come le maree, dice Gartner. “C’era qualsiasi tipo di teorie.”
In Inghilterra, Canada, Australia, Nuova Zelanda e in più di una dozzina di altri paesi, l’importanza della biologia femminile come causa dell’infanticidio fu accettata e codificata in legge, prima di tutti in Inghilterra nel 1922. La legge di infanticidio in Canada del 1948 prevede una pena massima di cinque anni, rispetto alla massima pena di morte o ergastolo per omicidio colposo.
La legge canadese recita: “Una donna commette l’infanticidio quando da un atto o da un’omissione volontaria, provoca la morte del suo bambino appena nato, se al momento dell’atto o dell’omissione non si è interamente ripresa dagli effetti del parto del bambino o per effetto del allattamento a seguito della nascita del bambino la sua mente è in conseguenza disturbata “.
L’attenzione del diritto si concentrò per convenienza sulla biologia femminile. I legislatori erano consapevoli che spesso le donne che uccidevano i loro neonati reagivano razionalmente alla loro povertà e vergogna, ma in un tribunale una madre che uccideva per motivi razionali non poteva ottenere una pena più lieve.
Tuttavia, se la mente di una donna era offuscata da fattori biologici, quindi si trovava un modo legale per sfuggire alla condanna della madre incriminata.
“Fu un modo giuridicamente accettabile di impacchettare il fatto di riconoscere velatamente che dovremmo avere della simpatia per la circostanze sociali in cui le donne uccidono i figli, senza poterlo dire in modo esplicito,” dice la ricercatrice d’infanticidio australiana Ania Wilczynski.
Gartner aggiunge: “Avevano capito che se incominciavano a scoperchiare i fattori sociali nei tribunali, non sarebbero andati molto lontano. Dopo tutto, la maggior parte degli imputati maschi nei tribunali sono poveri e discriminati a loro volta. Improvvisamente, tutti si sarebbero giustificati perché erano socialmente svantaggiati e il sistema giuridico non poteva permettere tutto ciò. “
Alcune donne subito si espressero contro la nuova legge, vedendo una lama a doppio taglio. Le donne colpevoli di infanticidio, piuttosto che di omicidio, sarebbe state avvantaggiate, ma a sua volta la legge suggerirebbe che la biologia rende le donne irrazionali”, dice Gartner.
“Attribuendo tanti atti violenti delle donne alla loro biologia o alla loro psiche, essenzialmente, si sostiene che le donne come gruppo sono meno razionali rispetto agli uomini, e si giustificano tutti i vecchi motivi per cui non si dovrebbe lasciare ad una donna essere presidente perché, ‘Accidenti, quando ha le mestruazione sarà pronta a spingere quel pulsante rosso e fare scoppiare il mondo.’ “
Disagio riguardo le leggi di infanticidio iniziarono a crescere dopo uno studio innovativo del Dott. Filippo Resnick di Cleveland’s Case Western Reserve University, uscito nel 1970. Riscontrò che le madri che uccidono i loro neonati di solito non sono psicotiche, depresse o suicide, ma le madri che uccidono i loro bambini di età superiore spesso lo sono.
Nel 2006, Resnick e altri ricercatori occidentali pubblicarono uno studio sintesi con i dati di decine di articoli di ricerca precedenti sull’infanticidio. Questo confermò che le madri che commettono infanticidi (neonaticidi) hanno più probabilità di essere razionali rispetto alle madri che uccidono i figli grandi, dice la co-autrice il Dott. Susan Hatters Friedman.
Donne infanticide (neonaticide) tendono ad essere giovani, a vivere con i genitori, a essere di basso status socio-economico e a non vedere ostetriche, dice Hatters Friedman.
A volte le donne sapevano di essere incinta ma lo nascondevano indossando maglioni larghi. A volte le donne non aumentavano di peso, avevano qualche emorragia mensile, e non li aveva attraversato in mente che potessero essere in incinta. Altre avevano perso il loro ciclo ma si illudevano pensando di non essere incinta e che tutto sarebbe andato bene.
C’era da poca a nessuna malattia psichiatrica legata alla maternità in queste donne, dice Hatters Friedman.
Le neomadri (per la prima volta) hanno una probabilità molto maggiore di sviluppare psicosi nel primo mese dopo il parto che in qualsiasi altro momento della loro vita, ma questa psicosi non colpisce le madri nel giorno del parto, dice Hatters Friedman.
“Quando l’uccisione avviene entro il primo giorno di vita, di solito è troppo presto per avere sviluppato una psicosi post-partum o depressione post-partum, depressione che ha bisogno di solito di giorni o di settimane per svilupparsi.”
Il consenso scientifico sull’infanticidio fu sintetizzato dalla ricercatrice Wilczynski in un articolo per L’Enciclopedia delle Donne e il Crimine. Solo la metà circa delle donne che commettono infanticidio sono malate mentali, ha scritto, e pochissime di loro soffrono di disordine ormonale estremo a base di psicosi puerperale – che ha un esordio improvviso entro le prime settimane (di solito i primi 10 giorni) dopo il parto – che possono portare a gravi confusioni e ad allucinazioni.
“Le basi mediche per la legislazione dell’infanticidio – l’idea che uccidere un neonato possa essere causato nelle donne da un disturbo mentale a causa di ormoni al momento del parto – sono state chiaramente screditate”, ha scritto Wilczynski.
“E ‘ormai noto che le cause sono soprattutto sociali e psicologiche piuttosto che ormonali. Ad esempio, le sollecitazioni sulla custodia dei bambini, la mancanza di sostegno sociale, le aspettative irrealistiche dei genitori, e i problemi di personalità possono portare all’infanticidio materno.
“Anche i padri uccidono bambini molto piccoli spesso per ragioni analoghe”
Ma alcuni medici, ricercatori e avvocati continuano a sostenere che lo squilibrio mentale è alla radice della maggior parte dei casi di neonaticidio e infanticidio.
Un certo numero di saggi a sostegno di questa tesi apparvero nel 2003 nel libro Infanticidio. In uno, l’avvocato newyorkese Judith Macfarlane ha sostenuto, “La maggior parte degli infanticidi commessi dalle donne non sono intenti cinici a sbarazzarsi dei loro figli, ma piuttosto causate da donne che stanno sperimentando una psicosi grave di depressione post-partum. Quando una donna soffre una qualche forma di malattia mentale al momento dell’infanticidio, ciò rimette in discussione la sua colpevolezza “.
In passato era ritenuta prova di colpevolezza il fatto che la donna nascondesse di essere incinta, e poi uccidesse il suo bambino. Più recentemente, tuttavia, c’è stato il tentativo di riclassificare queste donne come malate mentali. Non si considera la donna come colei che nasconde il suo bambino, ma come colei che nega la sua esistenza, anche a se stessa, a causa della sua tragica situazione sociale e il suo confuso stato mentale.
L’uccisione dei neonati è fortemente legato ad una negazione della gravidanza, ha scritto il Dott. Laura Miller in Infanticidio. “A volte, di fronte a un bambino per il quale non si era preparata emotivamente, la madre uccide attivamente il suo neonato. In altri casi non fa nulla per impedire al bambino di morire. Il modo più comune di uccidere bambini negati durante la gravidanza è quello di annegarli e buttarli nelle toilette. “
In molti casi, ha detto Miller, le madri sembrano aver ucciso i loro bambini in uno stato dissociativo o quasi dissociativi: “Il ricordo dell’infanticidio è spesso confuso. Molte donne fanno poco o nessun sforzo per nascondere i loro atti.”
Vi è una spinta da parte degli avvocati della difesa di queste donne ad far accettare le imputate come affette da “sindrome neonaticide”, riducendo di molto o eliminando le loro colpevolezza per le loro azioni. Tuttavia, nei casi più recenti negli Stati Uniti, sia il giudice del processo e i giudici d’appello hanno stabilito che la teoria della sindrome neonaticide non poteva essere introdotta nei tribunali perché allo stato attuale ancora non è stata testata provata dalla comunità scientifica.
Nessun governo federale in Canada ha voluto modificare il diritto dell’infanticidio, anche se la pressione c’è stata. Negli anni 70 e negli 80, tre rilevanti commissioni in Inghilterra hanno studiato l’infanticidio e hanno concluso con una larga intesa che le ragioni mediche per l’infanticidio sono infondate, afferma Wilczynski.
I risultati britannici hanno indotto alla Commissione di Riforma delle Legge del Canada nel 1984 a chiedere al governo di eliminare la normativa sull’infanticidio. La legge si basa sul parere medico obsoleto e perpetua le disuguaglianze tra i genitori maschi e femmine, poiché entrambi possono subire stress di fronte alle cure del bambino che può portare alla sua uccisione, sostiene la Commissione. “Il certificato medico non giustifica il trattamento legislativo speciale per le imputati (femmina) quando questo viene negato ai padri che agiscono sotto lo stesso stress”.
Tanto le donne come gli uomini che uccidono i loro figli dovrebbero essere accusati di omicidio, sostiene la Commissione di Legge, aggiungendo che la lunghezza della pena della normativa deve essere eliminata, così che i giudici possano nei infanticidio applicare degli attenuanti quando giustificati.
Un altro motivo per cui la normativa dell’infanticidio non è più necessaria, sostiene la Commissione di Legge, è che nei decenni successivi all’emanazione della legge del 1948, quando una donna con un disturbo mentale che ha ucciso il suo bambino era colpevole, i tribunali canadesi tendevano per l’omicidio colposo, poiché mancava l’alto livello di intenti necessario per essere riconosciuto colpevole di omicidio doloso o preterintenzionale. (…)
Il professore Sanjeev Anand, dell’Università degli Studi di diritto di Alberta, ex procuratore della Corona, vorrebbe vedere abrogata la legge di infanticidio e gli infanticidi processati per omicidio, ma con il concetto di “responsabilità diminuita” redatto nella legge canadese.
Ciò significherebbe che se una persona avente un diagnosticabile disturbo mentale, come la depressione, commette un omicidio in gran parte attribuibile a questa patologia, potrebbero essere riconosciuto colpevole di omicidio colposo e non doloso. Questa normativa di responsabilità diminuita esiste già in Inghilterra. Una legge del genere potrebbe riconoscere le fragilità esistente in entrambi le donne e gli uomini, sostiene Anand.
La normativa attuale è problematica per molti versi. Non solo ha un retroscena misogino ed è basata su dubbiose basi scientifiche, ma è un pericoloso precedente che permette le persone intenzionalmente commettere un crimine semplicemente perché avevano un certo grado di disturbo mentale, causato da cambiamenti ormonali.
“Immaginate se ciò viene permesso, avremmo persone che dopo aver ucciso in una rissa al bar, si potrebbero giustificarsi, ‘Ascolta, ho sentito questa scalata di testosterone e mi hanno disturbato la mente.’ “
Invece Kramar sostiene che la normativa esistente dovrebbe essere preservata perché protegge le donne che hanno bisogno d’aiuto, di aggressive persecuzioni e di dure punizioni. “Fornisce un quadro di lenimento per questo tipo di omicidi, che legittimamente dovrebbero essere mitigati”.
Kramar ritiene che le donne che commettono neonaticidio sono razionali, ma sottomesse a condizioni di stress insopportabili con poche opzioni praticabili. Questi sono fattori attenuanti che dovrebbero essere considerati a i loro processi.
“Loro comprendono l’impatto che il bambino avrà sulla loro vita e la vita delle loro famiglie”, scrive. “Tuttavia, queste stesse donne non necessariamente agiscono freddamente, senza angoscia e confusione mentale, in un momento che stanno vivendo pressioni estreme, tra cui i dolori stessi del parto immediato (soprattutto nei casi in cui le donne hanno negato la gravidanza, non solo agli altri, ma a se stesse). “
Il dibattito giuridico sull’infanticidio non è stato spinto solo dalla preoccupazione sull’incertezza della scienza, ma anche per i grandi miglioramenti della condizione della maggior parte delle ragazze madri.
Da quando la legge dell’infanticidio è stata emanata nel 1948, la contraccezione e l’aborto sono stati legalizzati. L’affidamento familiare e l’adozione sono opzioni disponibili per le giovani madri che non possono occuparsi dei propri figli, o non li desiderano.
“In passato, se vi era simpatia verso queste donne, era perché si poteva capire perché uccidevano il bambino, perché non c’erano opzioni e le loro vite sarebbero state rovinate”, dice Gartner, criminologa all’Università di Toronto.
“Oggi penso che la gente direbbe: No, non possiamo capire. Poteva darlo in adozione”. Ci sono molti altri modi di affrontare questo problema. Non si rovina più la vita di una donna per partorire fuori dal matrimonio. La gente chiederebbe: ‘Perché non ha usato metodi anticoncezionali? Erano disponibile. E perché non ha abortito?”
“Tutte queste cose combinate rendono meno comprensibile alla gente perché una donna uccide il suo bambino”.
Al tempo stesso che le condizioni per la maggior parte delle madri single miglioravano, i tassi di mortalità scendevano, facendo sembrare la morte di un neonato più tragica, afferma Wilczynski.
“La morte di un bambino è considerata come un evento molto traumatico”.
L’atteggiamento verso l’infanticidio è cambiato per altri motivi. I tassi di natalità sono scesi, mentre il benessere è aumentato. I bambini sono diventati molto più rari e si tende ad adoperare più risorse per la loro cura. I bambini non sono più visti, come nel diciannovesimo secolo, come piccoli adulti da mettere a lavorare nelle fabbriche, nei campi o nelle miniere, sostiene Wilczynski.
“Abbiamo una visione dei bambini come degli esseri molto più speciali adesso.”
L’abuso infantile non è più tollerato. Le leggi di anti-sculacciata sono diventati di moda. “I bambini non sono più visti come quasi-beni privati agli occhi della legge, ma addirittura come titolari di più diritto di protezione degli stessi adulti”, sostiene Chief Justice McLachlin.
Preso piede questo nuovo atteggiamento nei confronti dei bambini, l’infanticidio è considerato da alcuni come l’ultima forma di abuso sui minori.
“Le persone lo percepiscono come un reato molto grave e riprovevole e deve essere affrontato,” sostiene Wilczynski.
Il nuovo atteggiamento di condanna nei confronti dell’infanticidio è stato evidenziato nel caso R. contro Peters del 1995, dove un giudice dell’Ontario ha castigato una donna di 26 anni con bagaglio di problemi psichiatrici che avevano accoltellato mortalmente il suo neonato con le forbici. L’imputata si dichiarò colpevole di omicidio colposo, informa Kramar.
Dopo una condanna a due anni di reclusione psichiatrica, il giudice la rimproverò: “L’uccisione dei neonati offende le leggi dell’umanità e della natura. È oltre i limiti della perversità e della ignominia. La ripulsa universale è la risposta istintiva. I fattori aggravanti sono la gravità di prendere una vita umana e l’assoluta vulnerabilità e dipendenza della vittima”.
Tale rimprovero fa parte del “panico morale” che è sorto contro l’infanticidio, sostiene Kramar. La preoccupazione per la protezione della “vittima-bambino” ha sostituito la precedente compassione per la madre. Bisogna inoltre riconoscere che lo stigma alle gravidanze delle ragazze madri persiste ancora in certe fasce della società, afferma la criminologa.
Nel 1990, il sistema di giustizia penale canadese ha iniziato a prendere una posizione più dura nei confronti delle donne che uccidono i loro bambini, imputando di omicidio doloso e omicidio colposo, piuttosto che di infanticidio.
Il caso Effert “riflette certamente gli sforzi di imputare più pesantemente e di punire più duramente perché si ritiene che questo possa dissuadere altre dal farlo”, dice Kramar.
Kramar si augura che nessuna altra giuria sentenzi in futuro così duramente come quella in Wetaskiwin, influenzata secondo lei da un modello di giustizia retributiva. “C’è questa idea che se si commette un reato, allora si deve pagare, una specie di occhio per occhio, un approccio molto conservatore che è molto popolare negli Stati Uniti e in Alberta a causa del predominio dei conservatori “.
Ma Anand non ritiene il verdetto di Wetaskiwin estremo.
Durante il processo, due esperti testimoniarono alla giuria che Effert soffriva di un disturbo mentale al momento dell’aggressione, ma i giurati non avevano alcun obbligo di accettare la testimonianza degli esperti, sostiene Anand. Loro potettero invece giudicare lo stato mentale di Effert dalle indicazioni contrastanti che diede alla polizia poco dopo l’omicidio.
“è un diritto della giuria poter dire,’ Non crediamo a questo esperto. ‘ “
