Pubblichiamo questa mail pervenutaci senza rivelare la fonte poichè la scrittrice desidera mantenere il posto di lavoro…con la consapevolezza che le testimonianze che riceviamo e vi proponiamo, sono frutto di altrui pensieri, ma che, come in questo caso non possono lasciarci insensibili.
DUE STORIE
1) IN ASILO NIDO.
Nelle mie esperienze di lavoro con i cuccioli d’uomo mi è capitato purtroppo di assistere a fatti che definirei, oltre a tristi e scoraggianti, anche preoccupanti. Innanzitutto i casi di tacito consenso, di silenzio, di omissione d’informazione o segnalazione/intervento o insabbiamento dei fatti (comunque lo si voglia chiamare) che provocano molto spesso visioni sbagliate dei padri; in altri pochi casi alle madri.
Ecco un esempio, in un asilo nido di un comune di una medio-grande provincia vedevo ogni mattina uno dei bimbi che lo frequentavano arrivare accompagnato dalla madre costantemente non curato, nel senso che (per esempio) non gli faceva fare colazione, gli metteva i vestiti piccoli per la sua taglia alla che gli andavano decisamente stretti e lo portava a scuola sporco come purtroppo siamo soliti vedere i bimbi rom. Appena arrivato a scuola si accasciava sui cuscinoni nell’angolo relax della saletta dei giochi a dormire come un ghiro perché poi è venuto fuori (parlando con la madre e con amici suoi) che tutti i giorni lo faceva andare a letto tardi e lo svegliava presto. Così il piccolo era sempre stanco e faticava a seguire le attività ludico/didattiche proposte nell’asilo. Parlato della situazione con le colleghe ho ritenuto opportuno evidenziare la cosa alla madre la quale rispose che in fondo il bimbo stava bene e che non gli mancava niente, oltre al fatto di essere stata ripresa dalla collega “referente” (“superiore” di grado) per avere esternato il fatto dicendomi che “le cose non vanno dette così ma riferite alle colleghe…perché la madre sentendosi riproverare si sente ancora più giù non incoraggiata e la sua situazione non migliora”; cosa che io avevo fatto ma per la quale loro non avevano evidentemente preso provvedimenti. Ma la situazione di chi non migliora? Quella della madre o del bimbo?? No perché la cosa cambia da così a così…la madre sembra protetta da un alone di sicurezza all’interno del quale è intoccabile in ogni caso anche in torto e se i suoi bisogni non concidono con quelli del bambino “pazienza”. Eh no, ma PROPRIO NO. Dopo, alla prima occasione che ho avuto di segnalare la cosa all’ufficio scuola (meglio passare ogni gradino senza scavalcare nessuno) del comune, sembrava mi avessero ascoltata perché mi hanno fatta parlare, ma è al mio insistere di trasmettere ciò ai servizi sociali che ho trovato della resistenza, ma so che comunque è stato detto. Ho visto come ci hanno pensato…come no, …eh si vede, infatti ho continuato a vedere il bimbo sempre nella stessa situazione. Perché non fare nulla? Fa comodo? A chi? A chiunque sia…anche a discapito di un bambino? Una mamma fa questo e non la si può riprendere mentre invece se un papà lo viene a prendere 10 minuti dopo del solito viene etichettato come uno che se ne frega del figlio e lì vedi come parte in fretta la segnalazione ai servizi sociali e come questi intervengono preventivamente senza indagare…come mai? Cosa mettono il turbo quando pare a loro?? Una madre viene sempre (quasi) giustificata, un padre sempre (senza il quasi) giudicato. Come mai? Una segnalazione anche se poco “seria” viene sempre presa in considerazione se riguarda un papà, per la mamma neanche sempre anche quando la cosa è più seria. Alla mamma al massimo un richiamo, al papà l’allontanamento.
Un dubbio: ma non è che (PER CASO) l’operato dei servizi sociali è poco controllato e gli viene dato troppo potere decisionale e libero arbitrio più di quello che sono le loro vere competenze??
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2) MI MANCA PAPI”
Un episodio al quale una volta mi è toccato di assistere è quello di una bimba di 6/7 anni al centro estivo che ho scoperto un giorno in un angolo del giardino della scuola con un cellulare di cui ovviamente nessuno (educatori e compagni) sapeva niente. Spaventata dalla mia presenza temeva dapprima che potessi sgridarla (aveva un faccino triste da testa bassa e sguardo assente) ha improvvisamente quasi di soprassalto chiuso il cellulare mentre stava facendo partire la chiamata, alchè le ho chiesto perché ce l’aveva e cosa stesse facendo…e lei vedendomi disponibile al dialogo mi ha guardato con 2 occhietti tristi, …dicendomi a voce bassa “il telefono me l’ha dato di nascosto il mio papà perché quando mi telefonava a casa ‘della mamma’ per sentire me, lei non me lo passava e io non potevo sentirlo mai perché la mamma non voleva, così con questo possiamo sentirci tutte le volte che vogliamo perché a me mi manca papi”.
6 anni. Una bimba di 6 anni, Aveva gli occhi lucidi e in quel momento le si poteva leggere la tristezza nel cuore. Ma che diritto ha una madre di decidere di tenersi solo per sé quello che hanno fatto in due??? Lei aveva proprio voglia di stare col padre, aveva espresso il desiderio di sentirlo, di parlargli… gli chiesi “e perché la mamma non vuole?” sapete che mi rispose la dolcezza in persona? “perché gli rompe”. Cosa? Gli rompe? Ed è un motivo questo per non far sentire un/a figlia/o al genitore??Ma stiamo dando di matto??? Fatto sta che il cellulare era vietato perchè assolutamente contro le regole della scuola, ma io quella volta né la sgridai né le sequestrai il cellulare, l’ho solo vegliata per quei 2 minuti di telefonata. So che gli altri educatori se lo avessero saputo avrebbero tolto in primis il telefono a lei e poi ripreso me perché “sbagliato”, però mi dispiace, non ce l’ho fatta ad ostacolare un amore.

Che tristezza!..l'ho condiviso su facebook, spero che lo leggano in moli…A me è venuta una lacima agli occhi.
Tristezza è dir poco,c'è solo da chiedersi come ancor oggi debbano accadere fatti del genere. Ma sant'iddio,mi chiedo:che sistema è quello in cui i S.S. e gli operatori di giustizia,dovendo decidere in nome del supremo interesse del minore e che dovendole decidere,decidono di fare di testa loro come se i figli fossero propri e senza considerare minimamente in quale contesto di delicati e faticosi equilibri questa loro decisione va a cadere..??
Giuseppe Pasqui