Gli atteggiamenti iperprotettivi dei familiari nei confronti dei minori che tendono a isolarlo dal resto del mondo sono puniti con il carcere in quanto ritenuti maltrattamenti.
Lo ho stabilito la Corte di Cassazione che, con una sentenza del 10 ottobre 2011, ha rigettato il ricorso di un nonno e di una madre, ritenuti responsabili di atti di maltrattamento nei riguardi del minore (rispettivamente nipote e figlio), lesivi dell’integrità fisica e morale del bambino, specie perché in età di sviluppo psico-fisico.
In particolare, la sesta sezione penale ha constatato che la scelta delle metodiche educative e la scrupolosa attenzione nell’impedire ogni tipo di contatto con altri bambini non era cambiata nonostante i ripetuti interventi correttivi degli esperti e delle autorità.
Dunque, ad avviso degli Ermellini “nel reato di maltrattamenti di cui all’art. 572 codice penale, l’oggetto giuridico non è costituito solo dall’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia da comportamenti vessatori e violenti, ma anche dalla tutela dell’incolumità fisica e psichica delle persone indicate nella norma e interessate al rispetto integrale della loro personalità e delle loro potenzialità nello svolgimento di un rapporto, fondato su costruttivi e socializzanti vincoli familiari aperti alle risorse del mondo esterno, a prescindere da condotte pacificamente vessatorie e violente”.
Fonte: www.cassazione.net
Chi fosse interessato alla sentenza integrale può richiederla contattando il ns sito
Nota bene redazionale:
Non occorre avere la sfera di cristallo per indovinare che il nucleo familiare cui si riferisce l’articolo è MONOGENITORIALE. Padre latitante o (molto più probabilmente) padre espulso, per volontà materna con la complicità della magistratura manutengola?..
La vicenda sopra riportata è paradigmatica – per l’ennesima volta – del folle e perverso progetto d’ingegneria sociale perseguìto dalla magistratura ideologicizzata: sostituire l’occhiuto Stato orwelliano, con la sua autoritaria etica del-Bene-e-del-Male, al vituperato “padre-patriarca”: l’unico, in realtà, capace – per Diritto Naturale – di portare il figlio nel cuore; l’unico che detenga l'”ispirazione” per intuire il suo Bene (da perseguire anche mediante metodi educativi sciaguratamente considerati “autoritari”), oltre allo scomodissimo compito d’interrompere il mortifero rapporto fusionale madre-figlio. L’unico del quale il figlio, divenuto adulto, sarà disposto a baciare la mano che, con la morte nel cuore, l’aveva schiaffeggiato.

"L'unico del quale il figlio, divenuto adulto, sarà disposto a baciare la mano che, con la morte nel cuore, l'aveva schiaffeggiato": speriamo che non sia così!
Purtroppo da tempo ho perduto la mia stima per "gli ermellini". Intendiamoci, fanno bene ad intervenire per tutelare in tutti i modi i minori ma, cotanti studiosi di diritto non dovrebbero confondere una incapacità genitoriale con dei maltrattamenti. Se poi "mal-trattare", cioè "trattare male", cioè ancora "trattare in maniera inopportuna" si deve intendere come "seguire male" allora va bene, ma nella eccezione ricorrente e normale "maltrattamenti" ha tutto un altro significato.
p.s. io non benedico mio padre che all'occorrenza usava la cinghia, dico semplicemente che quando lo meritavo e "non c'era altro verso", faceva benissimo.
Punire(è lecito?) equivale ad infliggere un dolore; che quel dolore sia fisico o psichico
importa un fico secco all'addolorato. Un mio amico detenuto ingiustamente quale pedofilo, poi assolto grazie alla figlia, avrebbe preferito cento o mille padellate in testa dalla moglie e non che quella lo denunciasse falsamente per atti di libidine verso la bambina.