Lecito, per la figlia, essere bambocciona se nei paraggi c’è un uomo da sfruttare (il padre)

Una figlia maggiorenne – cresciuta e pasciuta, che potrebbe già essere madre di famiglia (se solo avesse voglia di far qualcosa) – può essere prospettata come bisognosa di “accudimento” dalla mamma (con la quale, notoriamente, a quell’età si tira i coltelli addosso) se ciò costituisce appiglio para-giuridico per sfruttare un uomo nei paraggi: il padre separato (scappato per nausea e disperazione da siffatte donne).
L’ex marito deve contribuire al mantenimento della moglie se questa fa lavori part-time o da precaria per avere il tempo necessario per accudire la figlia a lei affidata, anche se questa è maggiorenne.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con una sentenza del 19 ottobre 2011, ha rigettato il ricorso di un ex marito contro la decisione della Corte d’Appello di Roma che lo aveva condannato a corrispondere l’assegno mensile per il mantenimento sia all’ex moglie che alla figlia maggiorenne.
Gli Ermellini hanno esaminato le condizioni economiche di entrambe le parti: lei precaria con lavoro part time (collaboratrice domestica), lui impiegato e proprietario di immobile (che potrebbe produrre reddito da locazione).
Insomma, la prima sezione civile ha ritenuto l’uomo capace di sostenere le spese mensili (450 euro in tutto) per mantenere lo status quo, chiarendo che “in mancanza di prova specifica sul “tenore di vita” può sopperire l’ammontare complessivo delle disponibilità economiche dei coniugi che fornisce una presunzione sul tenore di vita pregresso”. Non basta.
La Suprema corte ha ritenuto logica e ben motivata la pronuncia dei giudici di merito che avevano valorizzato “il prevalente impegno della donna nella cura della figlia [stramaggiorenne ma fancazzista] a lei affidata in via esclusiva a ancora con lei convivente”. Due zavorre-a-vita.
Fonte: www.cassazione.net
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