Divorzio, 40 anni dopo.


La legge sul divorzio ha compiuto oltre 4 decenni.
Circa 20 milioni di persone coinvolte fra coniugi, figli e i parenti stretti dei due rami familiari. Numeri grandi nei quali ognuno di noi certamente riconosce qualcun altro che ne è stato coinvolto. Oggi separarsi è un lusso per pochi, spesso difficilmente sostenibile. Separarsi in Italia rappresenta un gesto molto penalizzante con ricadute economiche pesanti per le quali la figura maschile nella maggioranza dei casi sopporta il peso principale di questa decisione e ne subisce maggiormente le conseguenze come la perdita della casa e se si hanno figli e la perdita del contatto significativo con loro.
Figli considerati soggetti di una spartizione per la quale i padri vengono esclusi, nel 90% dei casi. Una schiacciante percentuale che fa riflettere in ogni caso sul senso della paternità.
Si aggiunge poi l’onere degli alimenti verso moglie e figli, che, in un periodo di crisi come questo, è fortunato chi può onorarlo e posside un lavoro, ma che comporta spesso la decurtazione dello stipendio ben oltre il 50% e mette a dura prova la sopravvivenza in autonomia dell’ex marito e padre. Un fiorire di interessi poi fanno da corollario a questo scenario, ove entrano in campo avvocati, periti, psicologi, servizi sociali, Consulenze tecniche d’ufficio e di parte che spolpano, senza troppi scrupoli, ulteriormente la famiglia che si separa in clima conflittuale .
La famiglia -in separazione- ancora non sa auto regolarsi, necessita dell’aiuto delle istituzioni regionali e cittadine, le manca la cultura necessaria per far fronte al “dopo separazione”, ma mancano anche le consapevolezze indispensabili a non confondere il ruolo genitoriale con quello coniugale. Ennesima lacuna che perdura da 40 anni è il mantenimento del rispetto reciproco nella separazione, attribuibile ad una cultura acerba che vede il matrimonio come una cosa facile da -fare e sfare-, ma anche ad interessi certi, il conflitto comporta l’ottenimento di privilegi a cui la giustizia senza dubbi presta il fianco. Con l’entrata in vigore della legge del Affido Condiviso dei minori (2006) ad oggi, da un pre estente e fisiologico 50% di richieste di separazione da parte di uomini e donne, le richieste da parte del pubblico femminile è balzata al 70% (ISTAT) dato certamente significativo, del questo se ne sono accorti in tanti, a partire dai media per arrivare alle associazioni italiane che si propongono di essere interfaccia fra la gente comune e le istituzioni e cercano di offrire a prezzi calmierati quei servizi minimi di consulenza legale e psicologica indispensabili, ma soprattutto di essere interlocutori fra la base e il governo nel proporre l’istituzione di leggi adeguate e luoghi d’ascolto. Infatti queste ultime, denunciano la mancanza in ambito cittadino di spazi di accoglienza e consulenza per coniugi separati e si augurano che le varie sensibilità sociali si attivino a tal scopo offrendo luoghi di consulenza coniugale gratuiti e di mediazione. L’associazione -Genitori Sottratti- con sede a Bologna (associazione di volontariato per la diffusione della bigenitorialità ) opera in Emilia-Romagna e offre da qualche anno anche con un importante primo soccorso telefonico al 331 1070 599, e sostiene che occorre creare una rete di personale preparato che operi in coordinamento con le istituzioni per far crescere la cultura e l ‘indispensabile consapevolezza della responsabilità genitoriale, e visto che il divorzio è legge di stato, l’unica separazione da evitare è quella dai figli, una scommessa per l’oggi e per il futuro dei nostri figli.

La redazione

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