Replica di M.Maglietta all’Avv. E.Gassani

Mentre la cultura degli effetti post-separativi cresce nella popolazione che principalmente ne è colpita (ma non solo) e mentre il dibattito si fa acceso da più parti, in alcuni casi apertamente, come in questo, desideriamo proporvi un carteggio fra due figure della scena legale italiana perchè riteniamo, che ognuno per i propri ambiti, abbia la sua da dire, starà poi al lettore cogliere le ragioni e interpretarle, vi invitiamo pertanto alla lettura della lettera dell Avv. Gassani che. risponde al Dott. Marino Maglietta http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo
=1321&autore=la+redazione per poi leggervi qui sotto la parte in cui, Marino Maglietta replica a Ettore Gassani,

Caro Gian Ettore,

non voglio stancare chi ci segue con un confronto senza fine. Vedrò, quindi, di andare il più possibile sul concreto. Comincio con la nota più dolente: non posso accogliere il Tuo gentilissimo invito (di cui Ti ringrazio sentitamente) per il 9 e 10 dicembre per motivi familiari, ma Ti prego di rinnovarmelo per qualsiasi evento che cada da febbraio compreso in poi. Anticipo, inoltre, una precisazione a margine, correggendo una tua “libera interpretazione” delle mie critiche al brusco allargamento, da 18 a 49, del numero degli audendi. Per me ovviamente tutti hanno diritto di parola, ma i tempi vanno rispettati. Non esiste concorso per usciere che accetti domande pervenute dopo la chiusura dei termini. Mi sono chiesto come mai il Senato abbia scavalcato le proprie stesse regole, liberamente stabilite. Mi sono chiesto – e mi chiedo tuttora – come si spiega che passata la scadenza del 18 marzo la Commissione Giustizia abbia potuto far entrare (anche chiamandoli, è la stessa cosa) altri 30 soggetti, per giunta aspettando due mesi a farlo (dunque non una svista prontamente rimediata), ovvero che le arrivasse una “denuncia” (testuale) di mancata convocazione! Il tuo fine palato di giurista non si è risentito di fronte a un comportamento così irrituale?

Passando al concreto, a nessuno di quanti ci leggono importa se Maglietta è una primadonna o se lo è Gassani, o in cosa si sono rispettivamente laureati. Interessano le rispettive tesi. Rectius, interessano le tesi che portano avanti da anni le rispettive associazioni, ben più importanti di noi due. In questo senso, sarò brevissimo nel toccare gli aspetti personali e lo farò solo per quanto hanno di tendenzialmente squalificante delle suddette tesi.

Dunque, se ho scritto “avvocata” è perché la lingua è cosa viva ed evolve e ho ritenuto giusto accogliere una usanza oramai neppure tanto nuova o isolata: mai sentito parlare di “ministre”? Vedi, forse anche in questo si nota la mia disponibilità al cambiamento e la Tua propensione alla conservazione …

Quanto all’argomento del titolo di studio, mi interessa solo nel momento in cui si tenta di utilizzarlo come pretesto per delegittimare la battaglia di Crescere Insieme. Ciò è voler “togliere la parola” all’avversario con mezzi estranei all’oggetto del contendere; è il tentativo di discreditare una tesi discreditando chi la enuncia, è confondere la religione con il clero. Nulla di più illiberale. E’ vero che nessuno è riuscito a mettermi il bavaglio, ma è vero anche che chi usa quell’argomento ci prova. E questo non lo accetto. Mi sa di totalitario, di dissidenti spediti in Siberia o, se vogliamo scendere di parecchio, di grotteschi e patetici “Lei non sa chi sono io!”. Mi è dispiaciuto vedere anche Te, in Rai, usare questo mezzuccio: non lo avevi mai fatto. Tutto qui. Mi sarei aspettato una Tua veloce marcia indietro e invece insisti ancora sulla competenza. Rammenti che si acquista non sui libri, ma nell’esperienza quotidiana. Assolutamente d’accordo. Infatti l’esperienza di chi opera in una associazione proviene minimamente dai manuali, in larghissima parte dallo studio di fascicoli, sentenze, dottrina e, in primis, dall’ascolto delle persone. Sono vent’anni che seguo “casi” a centinaia, carne viva di uomini e donne, molti già figli di separati, che mi raccontano la loro storia giorno per giorno e mi portano la loro testimonianza e il loro vissuto, come difficilmente possono fare con l’avvocato. E’ vero che non vado in tribunale, ma vedo ogni giorno cosa ne esce, forse con un distacco e una obiettività maggiore di chi è chiamato principalmente a “vincere la causa” per il proprio cliente. Certamente, hai ragione, non pratico le scaltrezze delle assenze strategiche, delle richieste di rinvio per esame, dei depositi di memorie alle 12 del sabato e simili. In compenso non direi mai, ad esempio, che “la legge 54/06 è correttamente applicata nelle cifre e nei contenuti, come dimostrano i dati Istat sulle consensuali”, perché so, per esperienza in trincea, quante sono le consensuali fasulle. Dunque non intendo sottrarmi alla questione della competenza. Ma la competenza si dimostra con i fatti; insisto, e ti giro la domanda. Tu cosa pensi di chi sostiene che i ddl in esame vogliono “introdurre nella legge il mantenimento diretto” (che già c’è), “abolire il genitore collocatario” (che la legge in vigore non prevede), “far trascorrere al figlio il 50% esatto del tempo con ciascun genitore” (fantasia), “introdurre la mediazione obbligatoria” (confondendo l’informazione con il percorso), “denunciare al giudice, penalizzandolo, chi rifiuta la mediazione” (illazione gratuita), “abolire le indagini sulle false dichiarazioni dei redditi” (non sanno contare i capoversi), “mandare in tilt le anagrafi con la doppia residenza” (vedi che non è mica solo una casuale confusione di termini … se ne spremono conseguenze apocalittiche, alla ricerca dell’effettaccio), ecc. Io ritengo che chi fa queste affermazioni o non è in grado di leggere un testo giuridico (vogliamo ancora parlare di competenza?), o pesca nel torbido, e allora non dovrebbe fare il giurista, nel senso alto del termine. Come vedi, non sono io a voler “demonizzare” alcuni dei Tuoi colleghi e alcuni magistrati. Non li ho mica scritti io i loro proclami: fanno tutto da soli!

Comunque, si tratta di aspetti essenziali e mi sarei aspettato che Tu e la Tua associazione prendeste le distanze da queste tesi. Viceversa, ti sento affermare pubblicamente che “la collocazione stabile il giudice la deve pur scegliere”, quindi o fa soffrire il padre o fa soffrire la madre (Rai3, Linea notte), e lo fai parlando in generale, quindi a prescindere dalle pur irrilevanti differenze tra nord e sud. Non solo. Rispetto ai punti più qualificanti l’AMI in audizione al Senato (26 luglio 2011) dichiara di:

– opporsi “ad ogni tentativo di modifica dell’affidamento condiviso in affidamento alternato”;

– essere contro “il criterio del doppio domicilio” che “non realizza in concreto il diritto alla bigenitorialità”

– esprimere parere negativo “sulla proposta di modifica del comma 4 dell’art. 155 c.c. e sulla previsione, quale regola generale, del mantenimento diretto e per capitoli di spesa (art. 1 ddl). Sarebbero inevitabili le difficoltà che si incontrerebbero nell’attuazione della norma, soprattutto nella maggior parte delle separazioni caratterizzate da un contesto sociale ed economico debole, così come le difficoltà a garantire tutela al diritto di credito del beneficiario nell’ipotesi di inadempimento. L’AMI ritiene più utile conservare l’assegno mensile di mantenimento, con la previsione integrativa di un obbligo di rendicontazione periodica, da parte del genitore beneficiario, con specificazione delle singole voci coperte dall’assegno stabilito e con espresso divieto di assegni omnicomprensivi delle spese straordinarie”

– “esprimere parere decisamente negativo in ordine alla proposta abolizione del riferimento al tenore di vita in precedenza goduto dal minore nella determinazione del quantum dell’assegno”

– invitare a “riflettere sulla opportunità di non modificare quanto già previsto in tema di mediazione familiare, integrando, tuttavia, la disposizione vigente con l’obbligo dell’informazione alle parti sulla possibilità di fare ricorso alla mediazione familiare e sulla successiva possibilità di valutazione del comportamento tenuto durante il percorso volontariamente intrapreso” … “Gli accordi finali non potranno includere condizioni che attingano ai rapporti patrimoniali tra i coniugi”.

Preso atto di queste posizioni, Tue e dell’AMI, che ovviamente rispetto e in questa sede non commento, mi appare tuttavia chiaro che le distanze da altri gruppi non le hai prese perché sui punti qualificanti in realtà non ci sono.

Spero vivamente che ci sia presto la possibilità di un confronto ampio e diretto, e non a distanza, tra i nostri diversi punti di vista, confermandoTi che sempre di idee e non di persone si tratterà.

Marino
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Ovviamente non possiamo esimerci come genitori separati di affermare che oramai increduli leggiamo ogni giorno con estrema attenzione, le svariate scuse e/o regioni per le quali ancora adesso a distanza di tanto tempo, i minori non possono accedere ad entrambi i genitori dopo la separazione, e questo accade nonostante 5 anni fa sia entrato in vigore l’affido condiviso e ben 22 anni fa, lo stato italiano abbia ratificato la Convenzione sui Diritti del Bambino di New York, del 20 Novembre 1989.

Scuse o ragioni, che nella sostanza evidenziano un panorama ove se ci si separa, rimanere “lontani” dai propri figlio, è pressochè una certezza, riservata all’ottanta per cento ai papà e diviene difficile sostanziare che basti l’amore, o il senso di responsabilità, o che basti “esserci”, perchè non è affatto vero. I figli dei separati perdono sempre un genitore e di questo, come genitori PRESENTI, non possiamo davvero ringraziare NESSUNO, ma possiamo vergognarci di TUTTI.

La redazione

2 commenti

  1. Sono esterrefatto, ed esserlo certo non aiuta la causa. Resta una piccola, personale affermazione, la mia.
    Marino Maglietta è un uomo intelligente, pacato. I suoi modi urbani che si sintetizzano nella viva accezione del significato del concetto di democrazia, non possono nascondere ai più che, a dispetto dei capziosi commenti di quelle persone che ostacolano la vera bigenitorialità, lui si esprima anche con l'aiuto della semplice, rigorosa e troppo spesso bistrattata "LOGICA". Logica semplice e disarmante.
    Sono profondamente convinto che hi non vuole capire questi semplici ragionamenti, per interessi pri o di casta, non di certo mai letto una sola pagina di questa magnifica e razionale "enciclopedia", che va dal 1° volume all'ultimo aggiornamento di quest'anno.
    Scherzo ovviamente, ma spero con quel fondo pieno di valori che il sarcasmo reca in sé.
    A proposito, alla voce "Sordità" si legge testualmente (tra le altre cose) "Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".
    Forza professor Maglietta, la strada è ancora lunga.
    Cordiali saluti
    Armando Nardi
    armandonardi@gmail.com

  2. questo invece è il commento che ho lasciato sul sito dell'AMI sempre ieri.
    questo è il link:
    http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=1321&autore=la+redazione

    Armando Nardi scrive il 06/11/2011 19.14.50

    Egregio avvocato Giussani, nella sua affabulazione, ad una prima lettura, è quasi riuscito a convincere anche me. Ma ad una più attenta visione questa è semplicemente una risposta leziosa, nella parte in cui umilia il prof Maglietta, capziosa, nella sua parte da gladiatore dentro l'arena. Ma quel che più mi procura fastidio è l'apologia che lei fa sulla mancata applicazione della legge, che permea l'intera lettera. Lei è semplicemente infastidito dalle affermazioni reali di Maglietta, che lei definisce amico come un'amica dice alla sua migliore nemica quanto è bella stasera. In effetti lei è sordo da entrambi gli orecchi, ma non credo per motivi patologici. Di "alternata" conosciamo la corrente. Lei è troppo preso dalle sue deliziose disquisizioni sulle iper-definibiltà (perdoni il neologismo) tra affidamento condiviso e alternato e sulla doppia residenza o doppio domicilio, accennando con trasporto e sentimento le toccanti corde del tema dell'apolidia. Sa che si può avere la doppia nazionalità da un po’ di tempo in qua? Mi perdoni, ma queste sue articolate elucubrazioni non fanno che allontanarci dal centro della questione. La faccia corta per cortesia, in nome dei nostri figli che crescono troppo in fretta e che domani ci sostituiranno, anche lei, lo sa? Cordiali saluti. Armando Nardi

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