Affido condiviso alla bolognese: madre libera di portarsi via il figlio, padre si accontenti della webcam

Come al solito, la magistratura italiana ostenta la sua untuosa immagine politicamente-corretta, stracciandosi le vesti (da finta paladina del finto condiviso) e sbandierando la sua finta difesa (tutta forma e niente sostanza) dei diritti della diade bambino-padre.
Affido condiviso “a tutti i costi” [ci fate solo ridere: vergognatevi! – n.d.r.]. Infatti la bigenitorialità non può essere esclusa neppure quando uno dei genitori vive all’estero [e chi è stato a consentirle di portare all’estero il figlio? – n.d.r.] e le visite andranno regolate secondo le pause scolastiche del bambino. Chi vive con il piccolo [patetico quel “chi”: come se, di volta in volta, potesse essere l’una o l’altro; mentre, invece, è sempre l’una – n.d.r.] è inoltre tenuto a consentire il contatto giornaliero con l’ex anche via webcam.
Lo ha sancito il Tribunale di Bologna [per caso si aspetta gli applausi? – n.d.r.] che ha affidato a entrambi i genitori, uno residente in Italia e l’altra all’estero, il figlio piccolo.
Il Collegio ritiene, si legge in motivazione, «non sussistano motivi ostativi all’affidamento condiviso del minore ad entrambi i genitori posto che la considerevole distanza tra le parti e l’accesa conflittualità fra le stesse, come emergente dagli atti di causa, non rappresentano circostanze sufficienti ed idonee a limitare le prerogative in ordine alla condivisione delle decisioni di maggiore importanza relative alla salute, alla cura e all’istruzione».
Fonte: www.cassazione.net
Insomma: il trib. di Bologna ha decretato che un altro bambino cresca orfano di padre vivo; però la forma (e la faccia) è salva, perché ha garantito il “condiviso”…

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