Divisione casa assegnata: l’interesse del figlio va invocato per dissimulare quello della madre

Un grande immobile in comproprietà assegnato esclusivamente alla donna, col pretesto dell’affidamento del figlio; il quale, però, frequenta la casa familiare solo nel weekend: la prima sezione civile spiega che – per raggiungere lo scopo di togliere di torno l’ex marito rompiscatole e spossessarlo di tutto – occorre aggrapparsi all’esile filo del weekend, argomentando che in quei due giorni la presenza del “vicino” (il padre) disturberebbe il figlio (il quale, invece, se ne infischia altamente), onde dissimulare la tutela dell’egoismo dell’adulta.
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 30199 del 30 dicembre 2011, ha respinto il ricorso di un ex marito che chiedeva la divisione della casa coniugale, un grande immobile, dove vivevano moglie e figlio.
Fra l’altro il ragazzo, studente fuori sede, tornava a casa solo durante il finesettimana.
Un dato, questo, irrilevante, secondo i giudici del Palazzaccio.
Infatti la prima sezione civile, respingendo il ricorso dell’uomo, ha motivato che la sentenza impugnata chiarisce che la suddivisione in due unità abitative, trasformando l’immobile, sconvolgerebbe l’ambiente domestico in cui il giovane figlio delle parti è vissuto, senza contare la conflittualità esistente tra lui e la moglie [quindi, in sostanza, sconvolgerebbe i piani di appropriazione della sanguisuga].
Fra l’altro l’assegnazione della casa coniugale al genitore viene disposta, ai sensi dell’art. 155 quater c.c. e articolo 6 della legge divorzio, tenendo prioritariamente conto dell’interesse del figlio.
Fonte: www.cassazione.net
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