A radicare la competenza è l’emissione della sentenza di scioglimento del matrimonio che fa sorgere l’obbligazione: non vale il criterio di prossimità al minore

Spetta sempre al tribunale che ha emesso la sentenza di divorzio la competenza sul procedimento di revisione del contributo economico promosso dal coniuge avente diritto; e ciò anche quando l’onerato propone una domanda riconvenzionale, in cui chiede la modifica in aumento delle sue visite al figlio minore.
Non convince, infatti, l’interpretazione della norma ex art. 709-ter Cpc, introdotta dalla legge sull’affido condiviso, secondo la quale il legislatore avrebbe accentrato nelle mani di un unico giudice, quello più vicino al minore, tutte le questioni con l’obiettivo di evitare la “moltiplicazione” dei fori, uno per le questioni relative alla potestà genitoriale e un altro per le questioni patrimoniali.
È quanto emerge dall’ordinanza 8016/13, pubblicata il 2 aprile dalla sesta sezione civile della Cassazione.
Accolto il ricorso della madre che aveva chiesto e ottenuto dal tribunale di Padova un ritocco all’insù del contributo al mantenimento dei figli. Sbaglia la Corte d’appello di Venezia a dichiarare competente il tribunale di Brindisi, ovvero l’ufficio del luogo dove il minore risiede, facendo riferimento al disposto dell’art. 709-ter, ultimo comma, Cpc.
Deve infatti escludersi, chiariscono gli “ermellini”, che il riferimento contenuto nella disposizione all’art. 710 Cpc consenta di attribuire tutti i relativi procedimenti alla competenza del tribunale del luogo di residenza del minore. Il riferimento, in realtà piuttosto generico, appare più semplicemente diretto a regolare la competenza per tale procedimento ove, conclusosi il giudizio di separazione o di divorzio, non sia più operante – in ciò analogamente ai procedimenti di cui all’art. 710 Cpc – la competenza attribuita dalla norma stessa al giudice della separazione o del divorzio.
E lo stesso legislatore nel tempo non ha mostrato di puntare molto sulla concentrazione delle decisioni in un unico giudice: l’art. 12-quater della legge sul divorzio, introdotto dalla legge 74/1987, fa un chiaro riferimento alla disponibilità dei generali criteri alternativi di determinazione della competenza per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla legge stessa, tra le quali non vi è ragione per non includere le controversie concernenti l’obbligo dei coniugi di contribuire al mantenimento dei figli.
Insomma, è inutile cercare nella legge 54/2006 più di quanto non dica: la competenza resta del giudice che ha pronunciato la sentenza di divorzio (o separazione) perché in quel luogo è sorta l’obbligazione su cui si controverte.
Va dichiarata la competenza del Tribunale di Padova: spese del procedimento compensate.
Fonte: www.cassazione.net
Disatteso l’orientamento della Cassazione: dal 2005 il legislatore ha coniato nuovi criteri di competenza, troppo diversa la materia dei contratti

Chi decide sulle modifiche al mantenimento? Il giudice che omologò la separazione, anche se l’ex coniuge ormai risiede nel circondario di un altro Tribunale. Così dice la Cassazione, ma non tutti sono d’accordo, specie fra i giudici del merito.
Il criterio secondo cui è competente il Foro del luogo dove è sorta l’obbligazione ex articolo 20 Cpc non si può applicare – sostiene ad esempio il tribunale di Milano – perché negli ultimi anni il legislatore ha dettato criteri di competenza specifici per la materia della separazione personale, uniformandola il più possibile al divorzio, e soprattutto distinguendola il più possibile dalla disciplina delle fattispecie squisitamente contrattuali.
È quanto emerge da una recente decreto della nona sezione civile dell’ufficio giudiziario lombardo.
Disatteso l’orientamento espresso anche ultimamente dal giudice di legittimità. I giudici del merito si discostano dall’indirizzo interpretativo indicato dagli ermellini rilevando che il legislatore da almeno otto anni ha sempre più voluto individuare una disciplina processuale tendenzialmente unitaria per la separazione e per il divorzio, privilegiando il criterio della prossimità geografica.
Si comincia con il Dl 35/2005 convertito dalla legge 80/2005, per effetto del quale gli articoli 706 Cpc e 4 della legge 898/70 hanno visto stabilire la competenza, rispettivamente per la domanda di separazione personale e per quella di divorzio, a favore del Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, nel luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio, con ciò privilegiando il foro rispetto al quale più stretto appariva essere il rapporto con i coniugi.
La riforma dell’affido condiviso non è da meno: la legge 54/2006 stabilisce che (articolo 709 ter Cpc) che «per i procedimenti di cui all’articolo 710 Cpc è competente il tribunale del luogo di residenza del minore».
Insomma: risulta sì competente il Foro che è più strettamente collegato alle parti nel momento dell’instaurazione del giudizio ma, in caso di diverse residenze, conta il Foro del convenuto che ha carattere generale e, dunque, prioritario.
Staremo a vedere come si svilupperà il contrasto.
Fonte: www.cassazione.net